Quindici gol realizzati nelle ultime tre partite, solo vittorie nel mese di ottobre. Sono questi i dati di una Fiorentina che in questo momento è la squadra più in forma del nostro campionato. Da quando Raffaele Palladino ha cucito addosso alla squadra un vestito più adatto alle sue caratteristiche, ha messo i giocatori più a proprio agio evitandogli un costante uno contro uno, la Viola ha iniziato a volare. A entusiasmare. La classifica di Serie A dopo nove giornate recita quarto posto, quella di Conference League lascia intravedere che anche quest'anno quella gigliata sarà squadra protagonista della competizione.
Da quando è passata alla difesa a quattro la Fiorentina sembra avere poche lacune. Soprattutto, in questa stagione ha una rosa profonda come mai nel recente passato. Forse qualcosina potrà servire in difesa, ma non c'è dubbio che a centrocampo - nella zona nevralgica del campo - questa squadra sia attrezzata come poche altre in Serie A. E' una profondità figlia del lavoro svolto in estate, di un calciomercato architettato da Daniele Pradè che con una trentina di milioni di disavanzo ha costruito un gruppo che per certi aspetti ricorda quello del primo Montella. Anche in quel caso, era lui il Direttore Sportivo.
DANIELE PRADE', SOLO CRITICHE DA QUANDO E' TORNATO. MA ORA IL VENTO STA CAMBIANDO
Pradè è rientrato alla Fiorentina nell'estate 2019, tre anni dopo il suo addio. Nel mezzo le avventure alla Sampdoria e all'Udinese non hanno accresciuto il suo appeal, ma nemmeno sciupato un ricordo che per diverse stagioni a Firenze ha evocato dolci sensazioni. A supporto di Montella, più di dieci anni fa costruì una delle squadre più belle dell'era Della Valle e quel lavoro fu solo parzialmente offuscato da quanto successo nel gennaio 2016: la sua peggiore sessione di calciomercato, forse il suo maggior rimpianto perché a una Fiorentina ai vertici della classifica che aveva bisogno di carburante per arrivare fino in fondo rispose con Yohan Benalouane.
Pradè nel 2019 è rientrato con un'altra proprietà, prese il posto di Pantaleo Corvino. Venne richiamato a Firenze da Rocco Commisso per affiancare e istruire Joe Barone. In panchina già c'era Vincenzo Montella, ma rispetto a qualche anno prima venne fuori un'altra storia. Niente quarti posti uno dopo l'altro. Anzi. I primi due anni del Pradè-bis sono stati un vero e proprio calvario: alla continua ricerca dell'allenatore giusto, non ha indovinato gli acquisti e s'è perennemente rifugiato dietro la soluzione tampone che ha fatto sprofondare la Fiorentina fino alla lotta salvezza.
Il nuovo inizio è stato da incubo, la ripartenza più faticosa del previsto. Talmente faticosa che dopo due anni la seconda avventura viola del dirigente romano sembrava già ai titoli di coda: perché il contratto era in scadenza, perché altri direttori venivano regolarmente contattati. Alla fine però Pradè è rimasto. Ha resistito. E ha ripagato la fiducia della proprietà puntando su Vincenzo Italiano.
Col tecnico di Karlsruhe la Fiorentina è tornata nelle zone di classifica che le competono, ha iniziato a essere fissa protagonista della nascente Conference League. Tutta un'altra aria, un'altra storia. Eppure i rinnovi di Pradè sono rimasti annuali, gli esami continui. Anche con Italiano in panchina l'operato del dirigente romano non ha mai convinto fino in fondo: una volta sì e l'altra pure, gli è stato imputato di lavorare di rapporti più che di scouting. Tante critiche, ma mai l'allontanamento perché Pradè è stato abile nel convincere la proprietà alla fine di ogni stagione che era lui l'uomo giusto con cui lavorare. Anche a costo di sacrificare altre figure.
C'è riuscito per diversi anni con Joe Barone, ha fatto lo stesso nella Primavera 2024 con Commisso, il grande capo. Quando lo scorso marzo un improvviso e grave malore s'è portato via il Direttore Generale, il Presidente ha confermato Pradè alla guida del calciomercato viola. Questa volta senza altre figure di cui tener conto, Commisso ha demarcato una netta divisione dei compiti che ha portato Alessandro Ferrari a gestire tutti gli altri settori del club.
KEAN, ADLI, CATALDI, BOVE: UNA ROSA RINFORZATA CON GLI ESUBERI DELLE BIG...
Senza più Barone al suo fianco, senza il dirigente che per anni l'ha protetto da critiche piovose e decisioni drastiche, Pradè ha iniziato l'estate 2024 con la consapevolezza di dover costruire una nuova Fiorentina. Lavoro complicato, anche perché Vincenzo Italiano dopo tre anni e altrettante finali raggiunte e poi perse aveva deciso di andare via.
Come con Italiano, il Direttore Sportivo della viola tre anni dopo ha puntato su un altro allenatore giovane, ambizioso e con le idee chiare: Raffaele Palladino. La scelta si sta rivelando corretta, ma la scorsa estate c'era soprattutto da rimettere mano a una squadra che aveva mostrato lacune un po' ovunque.
Il lavoro si sta dimostrando eccellente. Pradè tra giugno e agosto non s'è risparmiato e con un esborso complessivo di circa trenta milioni di euro tra acquisti e cessioni ha costruito la migliore Fiorentina dell'era Commisso. E' stato bravo nel capire quali esuberi delle big potessero fare al caso della Fiorentina e uno dopo l'altro li ha convinti del fatto che quello viola fosse il progetto giusto per rilanciarsi. Prima Moise Kean, poi Danilo Cataldi, Edoardo Bove e Yacine Adli. Tutti calciatori che per un motivo o per un altro dovevano cambiare squadra e che oggi - insieme alla vecchia guardia, insieme a Gosens, a Comuzzo e a De Gea (altro capolavoro di mercato) - stanno costruendo una Fiorentina che ha ambizioni importanti e credenziali per alzare l'asticella.
... E S'E' SOLO INTRAVISTO IL CALCIATORE PIU' FORTE
Tra i tanti meriti di Palladino c'è quello di aver rilanciato un attaccante come Lucas Beltran, di aver capito come farlo rendere al meglio. L'argentino contro la Roma ha mostrato un'ottima intesa con Moise Kean e questo è un ottimo segnale per il futuro immediato. Però non ci si può dimenticare chi oggi è ai box per infortunio, di quell'Albert Gudmundsson che a pieno regime sarà forse l'arma più importante a disposizione del tecnico di Mugnano di Napoli. Finora l'islandese a Firenze ha solo fatto intravedere le sue qualità, poco più di 200 minuti in Serie A con la maglia viola che comunque sono bastati per risolvere i big match contro Lazio e Milan. Non male, primi segnali di un fuoriclasse che ha colpi da grande numero 10. Ed è solo l'antipasto
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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