Doveva essere la notte della consacrazione europea, il sigillo definitivo per saltare la trafila degli spareggi e sedersi direttamente al tavolo delle otto regine del continente. Invece, alla New Balance Arena, va in scena il dramma dell'occasione perduta. La seconda caduta stagionale in Champions League ha il sapore amaro del rimpianto, perché rimescola le carte di una classifica che sorrideva e che ora impone calcoli complessi. L'Atalanta si butta via, letteralmente: passa dall'essere padrona del campo a diventare spettatrice non pagante della propria disfatta, permettendo a un Athletic Bilbao decimato dalle assenze di ribaltare il mondo in un quarto d'ora. Il "dessert" degli ottavi diretti, che avrebbe coronato un percorso già ottimo (i playoff erano già sicuri), ora rischia di restare in cucina. Servirà vincere contro l'Union Saint-Gilloise e sperare nella benevolenza degli altri campi, perché nel traffico a quota 13 punti sgomitano in otto.
BLACKOUT TOTALE: IL PREZZO DELLA FRAGILITÀ MENTALE - L'analisi della sconfitta non può prescindere da un dato allarmante: la tenuta psicologica. Come già intravisto nella scialba prova di Pisa, la squadra di Raffaele Palladino fatica a mantenere la connessione mentale per tutti i novanta minuti quando l'avversario sembra alle corde. Per un tempo e mezzo, la Dea ha governato i ritmi con un palleggio sicuro, sfiorando il raddoppio con il palo di Charles De Ketelaere (partito in fuorigioco millimetrico su un gol annullato). Poi, il buio. Quindici minuti di vuoto cosmico, tra errori individuali e mancanza di aggressività, hanno permesso ai baschi di colpire tre volte. Non aver "ucciso" la partita quando se ne aveva la possibilità è una colpa grave, ma sciogliersi come neve al sole dopo il pareggio è un peccato capitale a questi livelli.
SCACCO MATTO DALLA PANCHINA: LA MOSSA DI VALVERDE - La partita - analizza La Gazzetta dello Sport - si è decisa anche sulla lavagna tattica, dove l'esperienza di Ernesto Valverde ha avuto la meglio sulla reattività della panchina nerazzurra. L'Athletic, partito con un 5-2-3 prudente e rettangolare, ha cambiato pelle nella ripresa tornando al 4-2-3-1 con l'ingresso del trequartista Sancet. Una mossa che ha mandato in tilt le marcature preventive orobiche: mentre l'Atalanta continuava a martellare a destra con le sassate di Davide Zappacosta, i baschi hanno smesso di difendere e hanno iniziato a infilarsi negli spazi. Palladino ha provato a correre ai ripari chiudendo con Lazar Samardzic e Ibrahim Sulemana sulle fasce, ma la confusione regnava già sovrana. Emblematico il gol del sorpasso di Serrano, sbucato alle spalle di un disattento Odilon Kossounou, e il tris di Navarro, che ha banchettato sulle macerie della difesa bergamasca.
LUCI E OMBRE: SCAMACCA ILLUDE, MA IL RISVEGLIO È TARDIVO - Eppure, la serata era iniziata sotto i migliori auspici. Gianluca Scamacca, tornato titolare, non si è sottratto alla lotta fisica contro Paredes, trovando il secondo gol consecutivo in Champions con la specialità della casa: il colpo di testa su invito di Nicola Zalewski. Un vantaggio meritato, costruito sull'asse sinistro ma rifinito spesso dalle giocate di De Ketelaere a destra. Nel finale, il gol del 2-3 di Nikola Krstovic (assist di Ademola Lookman) ha dimostrato che l'attacco ha ancora cartucce da sparare, ma è stata una reazione tardiva e inutile ai fini del risultato. Senza continuità e carattere, anche un gruppo tecnicamente dotato rischia di svilire le proprie ambizioni. La Champions continua, ma la lezione deve essere imparata in fretta: in Europa, chi si ferma è perduto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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