Il boato della New Balance Arena si è strozzato in gola proprio sul più bello, tramutandosi nel silenzio amaro dell'eliminazione. L'Atalanta saluta la Coppa Italia nel modo più atroce e beffardo possibile, arrendendosi alla spietata lotteria dei calci di rigore contro una Lazio cinica, tatticamente inappuntabile e aggrappata ai guantoni del suo eroe inatteso: Edoardo Motta.
LA SERATA MAGICA DELL'EROE BIANCOCELESTE - Arrivato nella Capitale durante la sessione di mercato invernale, l'estremo difensore nato a Biella ha innalzato una saracinesca letteralmente invalicabile per i tiratori bergamaschi. Solamente Giacomo Raspadori, incaricato di calciare il primo penalty della serie, è riuscito a gonfiare la rete. Da quel momento in poi, Motta ha inscenato un autentico show individuale, sfoderando quattro parate miracolose che hanno ipnotizzato e neutralizzato, in rapida successione, le esecuzioni di Davide Zappacosta, Gianluca Scamacca, Mario Pasalic e Charles De Ketelaere. Nessun grave errore di leggerezza o deconcentrazione da parte degli specialisti lombardi, bensì veri e propri prodigi balistici del numero uno avversario, che aveva già salvato i suoi a ridosso del novantesimo disinnescando con un riflesso felino un'incornata ravvicinata dello stesso Scamacca.
LACRIME, SEGRETI E L'ELOGIO DEI SENATORI - Portato in trionfo sotto lo spicchio del settore ospiti, il guardiano biancoceleste si è lasciato andare a una profonda, comprensibile commozione. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – il ragazzo non ha trattenuto l'emozione ai microfoni: «Non sto nella pelle, sono felicissimo. La dedico a tutte le persone che mi conoscono. Se ho un segreto sui rigori? Qualcosina c'è, ma è meglio non svelarlo». Poi una battuta proiettata alla finalissima: «Con l'Inter speriamo di vincere prima della lotteria finale...». L'exploit è stato celebrato pubblicamente anche dal veterano dello spogliatoio Danilo Cataldi: «Edoardo è stato semplicemente straordinario, non solo stasera ma fin dal giorno in cui si è inserito in spogliatoio. Abbiamo compiuto una vera impresa, perché l'Atalanta è una squadra fortissima, ma noi ci siamo dimostrati incredibilmente tosti».
IL RISCATTO DI SARRI E L'AMAREZZA DI PALLADINO - Per il tecnico ospite Maurizio Sarri, la notte di Bergamo assume i contorni di un vero e proprio esorcismo sportivo. L'allenatore toscano stacca il pass per la sua terza finale in una coppa nazionale, con la speranza di cancellare finalmente il tabù dopo le due cocenti sconfitte patite, ironia della sorte sempre dal dischetto, alla guida del Chelsea nel 2019 e della Juventus nel 2020. Sull'altra sponda, a Raffaele Palladino resta il fortissimo rammarico per aver condotto una gara di immensa generosità ed equilibrio, sfumata a un millimetro dal traguardo che avrebbe garantito la lotta per il trofeo e l'accesso diretto all'Europa.
I CORSI E RICORSI STORICI DELLA COMPETIZIONE - Il verdetto proietta la formazione capitolina verso l'undicesima finale della sua gloriosa storia nel torneo. Un approdo che evoca dolorosi fantasmi sportivi per i colori bergamaschi: l'ultimo trionfo laziale in Coppa Italia risale infatti all'edizione 2019, quando le reti di Sergej Milinkovic-Savic e Joaquin Correa piegarono proprio l'undici orobico. Con sette coppe già in bacheca, le aquile consolidano il loro blasone e si preparano a incrociare le armi con l'armata interista, garantendosi anche il biglietto per la prossima Supercoppa Italiana.
Cala dunque il sipario sull'avventura nazionale della Dea. Resta il grandissimo orgoglio per una battaglia affrontata a viso aperto fino all'ultimo secondo, ma da oggi l'imperativo sarà ricaricare immediatamente le batterie per blindare il pass europeo attraverso il campionato.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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