Non c’è niente di più scivoloso che rischiare un giudizio su una stagione e i suoi protagonisti di riferimento, quando ancora mancano due mesi al termine. Paradossalmente abbiamo più elementi rispetto a pochi mesi fa ma ci sono più contraddizioni e questo manda in malora qualunque conclusione al netto.
Percepiamo che Inzaghi sia più vicino ad essere esonerato a fine stagione che ad essere riconfermato. Quando se ne parla tra colleghi giornalisti o si consultano i tifosi viene quasi dato per scontato. In realtà non è proprio così. Se Inzaghi arrivasse tra le prime quattro, raggiungesse le semifinali di Champions e vincesse la Coppa Italia il suo allontanamento sarebbe altamente improbabile.
Quante eventualità ci siano che l’Inter riesca a raggiungere questi traguardi non è possibile saperlo, ma senza Calhanoglu nel mese più importante la percentuale si abbassa inevitabilmente, specie perché il Brozovic di questa stagione ha dato dimostrazione di non essere lo stesso degli anni passati. Confortano le prestazioni di Lukaku, i suoi 4 gol col Belgio e il ritorno di Gosens e Bastoni, quest’ultimo indicato come un nuovo Skriniar, salvo sentire la smentita che ieri l’interista.it ha ottenuto dal suo procuratore Tullio Tinti.
Sono tutte considerazioni che nel giro di due mesi diventeranno storia, ma che distolgono dai veri temi di un club che sta rinviando qualsivoglia progetto a data da destinarsi.
L’idea che Inzaghi sia il centro dei problemi nerazzurri rappresenta la consueta arma di distrazione di massa. L’allenatore è la figura centrale del pettegolezzo calcistico ma nel caso dell’Inter allontana dai veri problemi.
I suoi errori e la sua comunicativa sono un’ossessione e spesso in radio il confronto con i tifosi culmina con il peccato originale di avere un tecnico inadeguato. Questa settimana la richiesta ai tifosi di provare ad equilibrare le valutazioni su Inzaghi, dando attenuanti e riconoscendo ciò che di buono ha fatto, è servita più a ribadire i giudizi ruvidi che ad esprimere una prospettiva differente.
Dando comunque per scontati i suoi errori e la visione del calcio, così poco apprezzata ultimamente, non sarà cambiando il tecnico che cambierà la vita dell’Inter. Soprattutto in un momento storico nel quale non ci sono soldi per prendere un tecnico che costi cifre elevate.
Il problema è casomai capire perché la rosa sia stata lasciata invecchiare (la più anziana della serie A), perché i pochi giovani a disposizione vengano lasciati perennemente in panchina e non ne venga più lanciato uno e come mai vengono spremuti all’osso gli stessi titolari, risultando la squadra che ha utilizzato la rosa meno di tutte le altre.
Perché il club ha deciso di costruire, fin dall’era Conte, una squadra priva di giocatori in grado di saltare l’uomo e se la prossima stagione si proseguirà nella ricerca di giocatori con questa caratteristica.
Il tema è comprendere quali siano le intenzioni di Zhang, inteso unicamente come Steven, perché il padre l’ultima volta, dalla Cina ha inaspettatamente posto un veto verso l’acquisto di Acerbi, alla fine del mercato. Salvo essere fortunatamente disatteso.
Il tempo in cui era c’era da capire che i soldi non potevano uscire dalla Cina è passato da un pezzo. Le difficoltà del gruppo Suning che quest’anno ha un rosso di 1 miliardo e 300 milioni, sono arcinote e il prestito di Oaktree ha ancora un anno di vita.
Bisogna poi chiedersi quale sia la reale intenzione dell’Inter rispetto allo stadio e quali siano le tempistiche, oltre alla zona scelta.
Sono domande decisive che l’opinione pubblica si è abituata a rimandare. Per questo la politica dei parametri zero prosegue, insieme alla necessità non proprio condivisibile, di rinnovare Dzeko, 37 anni, ad una cifra illogica di 5 milioni e confermare fino al 2025 De Vrij, il meno convincente dei difensori, a 4 milioni.
Se la prospettiva è quella di procedere andando in orizzontale, senza arretrare ma nemmeno avanzando, qualunque allenatore si troverà in difficoltà.
L’obiettivo minimo della qualificazione in Champions è vitale ma è impressionante sapere quanta paura di perderla ci sia.
Oggi non è tempo di ragionarci e l’unico modo per scacciare qualunque brutto pensiero è battere la Fiorentina, più importante della semifinale di Coppa Italia, (nella quale si spera Inzaghi faccia turn over). La Viola è una squadra difficilissima, in grande ripresa e che a San Siro ha portato via due pareggi negli ultimi quattro campionati.
Sta alla squadra, oltre all’allenatore, capire l’importanza di questa partita e rientrare dagli impegni con le nazionali calandosi immediatamente nel ruolo. Con fiducia.
Amala
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