C'è crisi e crisi. C'è rivoluzione e rivoluzione. Una che è ancora nei pensieri, e nei timori, e che cova (ancora) negli alti piani di casa Juventus. E un'altra che invece si muove sinuosa tra New York, Los Angeles, Londra, Milano ed è quella di casa Milan. Bianconeri e rossoneri, accomunati dalla stessa sorte stagionali: essere spettatori di una lotta Scudetto altrui. Di un triello n fuga, Inter, poi Napoli, poi Atalanta, e loro ad inseguire, a volte immaginando d'essere in scia ma poi scontrandosi con la durissima realtà. I piani alti e i sogni sono cosa e storia altrui. Juventus e Milan sono soltanto spettatrici, una nel pieno del mare in tempesta, l'altra già con una rivoluzione in panchina andata in scena e con uno scontro intestino in dirigenza e tante scelte decisive ancora da prendere.
La trimestrale di Motta
Partiamo dalla Juventus e da una decisione ancora da prendere. Il futuro di Thiago Motta. O forse già presa, solo che la trimestrale chiude a fine mese, il 28, sicché meglio rimandare ogni decisione dopo la chiusura del bilancio. Quindi il Genoa, il giorno successivo, sembra ben oltre l'ultima spiaggia per l'allenatore italo-brasiliano, a meno che la gara di sabato 29 non sembri d'improvviso l'alba di una nuova era. E' chiaro che Motta, contratto fino al 2027, 12 milioni a bilancio per lui e per lo staff, sia un costo ingente e questo è sicuramente uno dei fattori valutati da John Elkann nel confronto di ieri con l'ad Maurizio Scanavino. Oltre che sui temi del gruppo editoriale Gedi, c'è stato (ovviamente, inevitabilmente) anche spazio per la Juventus.
Dal traghettatore Tudor a Mancini e Conte
Per parlare di mare in tempesta e allora anche di traghettatori: Igor Tudor è quello scelto, il croato non accetta un accordo fino a fine stagione, la questione può essere ovviata se ci fosse un'opzione di rinnovo legata a un posto tra le prime quattro. Però nei salotti del mercato son tanti gli spifferi. E allora finestre aperte: Roberto Mancini è stato contattato per capire la sua disponibilità a salire in corsa e ad accettare, pure il Mancio vuol sentirsi il primo nome, la prima opzione, non tutte le anime all'interno del club sono concordi e allora anche le correnti saranno da interpretare e capire quale sarà quella predominante. E poi c'è Antonio Conte. All'allenatore del Napoli è stato fatto capire, di fatto, che sarebbe ben gradito per il nuovo anno e il nuovo corso. Solo che ha un contratto triennale, pagato e onorato da Aurelio De Laurentiis. Lo lascerà andare di buon cuore e grado, nel caso? Difficile, a meno che non sia Scudetto, a meno che non ci sia una frattura clamorosa tra le parti, ora non all'orizzonte. Ma la Juventus c'è, anche perché Conte (come Mancini) è un nome d'esperienza che piace a molti, compreso Giorgio Chiellini che è un uomo di fiducia di John Elkann e al quale inevitabilmente il numero uno di Exor ha chiesto un parere (attualmente) da osservatore interno.
La Rivoluzione del Milan: non prima di Pasqua
E poi c'è il Milan. I tifosi rossoneri dovranno pazientare prima che scorra il fiume rossonero della rivoluzione. La decisione di Giorgio Furlani, (di) nuovo centro gravitazionale del Milan, arriverà intorno a Pasqua. Prima della decisione ultima, però, il CEO rossonero dovrà sistemare questioni della gestione ordinaria del club. La prossima settimana presumibilmente rivedrà Fabio Paratici, primo candidato sul taccuino del deus ex machina della società di Via Aldo Rossi: è un profilo internazionale, ha grandi capacità di scouting, ha conoscenza capillare del mercato italiano ed è una figura riconosciuta. Chiaramente l'equilibrio dei poteri, così come il processo decisionale, dovrà essere una questione discussa in seconda battuta, anche perché Geoffrey Moncada (che tornerà a guidare lo scouting) avrà voce in capitolo, anche perché "tutte le decisioni passano da me", Furlani dixit. Sicché questo equilibrio sottile dovrà essere valutato e ben pensato dalle parti in causa. Poi Furlani vedrà anche Igli Tare, che aveva l'intesa totale con Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale, solo che poi la stanza dei bottoni ha avuto altre e definite (e definitive) nuove coordinate. Sicché punto e a capo, un nuovo 'capo', per intenderci. Passiamo rapidamente a Tony D'Amico: ha un contratto fino al 2027 con l'Atalanta, sta bene a Bergamo, non ha parlato con il Milan, è stimato dal Milan, il nome è sul tavolo di Furlani, ancora non lo ha contattato.
Perché un profilo che non conosce il calcio italiano?
Prossimo: sorprenderebbe e non poco l'idea di andare su Kim Falkenberg, under 40, ds del Bayer Leverkusen. Che è una delle massime autorità in quanto a scouting, ora nuovo responsabile calcistico delle Aspirine. Ma se è mancato qualcosa a questo Milan (e questo vale anche per le altre 4-5 candidature straniere, sorprese annesse, sul tavolo dei rossoneri), è proprio la conoscenza del territorio, del campionato, della gestione di un progetto. Non la scoperta del talento, in questo Moncada ha già mezzi e strumenti per farlo. E l'allenatore? Rapidamente: con Massimiliano Allegri ha parlato con Giorgio Furlani, un saluto, una chiacchierata conoscitiva, ma prima di Pasqua non si muoverà nulla sul ds e allora figuriamoci sul tecnico. Niente è deciso e nulla si deciderà.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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