Curioso che nella nostra rubrica, oggi, trovi spazio un monumento vivente dell'Atalanta quasi coetaneo della società stessa, nata 104 primavere - anzi, autunni - or sono. Arnaldo Salvi, forte di due promozioni in A (tra cui la prima in assoluto) della Dea del pallone bergamasco, nonché di 162 presenze e 29 reti in nerazzurro nei soli campionati, taglia oggi il ragguardevole traguardo dei suoi 96 anni. Nato a Bergamo il 21 novembre 1915, fratello di un altro grande sportivo cittadino (Attuel, scomparso nel 2006, suocero dell'ex nazionale Mario Bertini) noto anche per il suo impegno nello sviluppo sciistico di Foppolo (come co-fondatore del Clan2 - Ski Club), il "Cinesino" - così soprannominato per il taglio particolarmente obliquo degli occhi - era il classico giocoliere dal fisico-cartavelina dotato di una discreta castagna. E quando, al largo di acciacchi e difensori nemici, si decideva a sganciare la berta mancina, per i portieri erano dolori. Anche se attaccante puro non era, visti i non infrequenti impieghi da mezzala.
Cresciuto calcisticamente nell'Excelsior, glorioso sodalizio di Borgo Santa Caterina - allora più periferico di oggi -, e reduce da un biennio in un'altra realtà tostissima di quartiere (San Tomaso de' Calvi, stavolta) come l'Ardens, il Salvi più noto e talentuoso della coppia di fratelli famosa per aver sempre abitato a due passi dal "Brumana" approdò alla corte del presidente Antonio Santi (che presto avrebbe ceduto le armi a Lamberto Sala) e dell'allenatore Angelo Mattea nel 1934. Un tranquillo campionato cadetto come i seguenti, fino all'esordio della Bergamo del pallone sul palcoscenico più ambito del calcio tricolore tre giri trerrestri dopo, quando l'ex genoano Ottavio Barbieri se lo conquistò portando Severo Cominelli e compagni alla seconda piazza in serie B. La truppa venne subito retrocessa, ma Arnaldo e soci risalirono la china nel 1940 sotto Ivo Fiorentini.
Dopo sei stagioni piene, ecco l'occasione della vita: passa all'Ambrosiana-Inter, con cui racimola 14 allacciate di scarpe e 2 palloni infilati nel fondo del sacco nel 1941/42. Il resto sarà un continuo saliscendi a cavallo dei sulfurei nembi di guerra con un'appendice sosstanziosa nel periodo della ricostruzione, comprese un paio di sortite in squadre non propriamente amiche: la Cremonese al giro di corsa successivo, il campionato bellico - non riconosciuto dalla Federcalcio - nel 1944 trascorso a casa e il primissimo dopoguerra con la maglia dell'odiato Brescia. Quindi il ritorno alla base, con il record di marcature personali (10), sempre con Fiorentini a fare da pigmalione al gruppo. E poi, prima di tuffarsi anima e corpo nel canto del cigno al Palazzolo in C, la perla delle perle: 21 dicembre 1947, Atalanta 1 - Torino 0. L'autore dello sfregio all'invincibile armata del Po? Un sinistrorso con l'11 sulle spalle, Arnaldo Salvi dal Borgo. In alto i calici.
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