Era difficile credere a un epilogo così a marzo. Quando l'Atalanta batteva il Valencia e approdava, per la prima volta nella propria storia, ai quarti di Champions League. Sarebbe una tautologia, perché ogni cosa che succede in Champions League, per i nerazzurri, è una premiere. Così a Lisbona, in un quadro che più incerto non si può, giocare contro il Paris Saint Germain può sembrare un onesto sogno dopo il terribile incubo della pandemia, vissuta a Bergamo come in pochissimi altri posti nel mondo.

È la sera più importante della storia dell'Atalanta. Almeno finora. Un percorso arrivato da lontano, quando al Mapei Stadium andavano sotto Everton, Apollon e Lione, il Borussia tremava. Oppure quando a Copenaghen Joronen parava anche le mosche, un po' come Johansson l'altra sera contro il Manchester United, con la differenza di pali e traverse invece che un rigore trasformato. Dal 4-0 di Zagabria, che sembrava chiudere un sogno alla prima di Champions, al 3-3 con cui lo Shakhtar riacciuffava la Dinamo al 98' e che regalava ancora un po' di speranza ai nerazzurri.

Alcune cose sembrano fatte apposta per un romanzo. Come la Grecia nel 2004, come il Portogallo nel 2016. Oppure il Brasile del 2002, quattro anni dopo un Ronaldo malconcio nella finale di Francia 1998, l'Italia del 2006 in piena Calciopoli, la Spagna che perde con la Svizzera alla prima pur giocando da sola. Ci sono alcuni momenti in cui capisci che c'è un disegno ben preciso. Potrebbe però dir lo stesso il Paris Saint Germain: Dortmund, Atalanta e una fra Atletico e Lipsia sulla finale di Lisbona. Più facile di così...

Sezione: Copertina / Data: Mer 12 agosto 2020 alle 12:00 / Fonte: Andrea Losapio
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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