DE GEA, voto 6,5
Si conferma l'ultimo baluardo di una squadra che spesso lo lascia troppo esposto. Nel primo tempo abbassa la saracinesca con riflessi felini sui tentativi ravvicinati di De Ketelaere e Zappacosta, tenendo la Viola in linea di galleggiamento. Capitola solo su una traiettoria beffarda di Kossounou, leggibile più come un cross sbagliato che come un tiro, ma si riscatta nella ripresa evitando un passivo peggiore. Stoico.
PONGRACIC, voto 5,5
Vive una gara dai due volti, quasi schizofrenica. Per 45 minuti è impeccabile, sganciandosi spesso palla al piede per creare superiorità. Quando però i ritmi si alzano e De Ketelaere decide di cambiare passo, lui va in apnea totale: perde le distanze, spende il giallo e finisce col perdere lucidità e sicurezza. Dai due volti.
PABLO MARÌ, voto 5,5
Ingaggia un duello rusticano con Scamacca che dura quasi tutta la partita. Se sul piano fisico riesce a reggere l'urto, soffre maledettamente il lavoro di sponda e raccordo del centravanti atalantino, non riuscendo mai ad anticipare le giocate che innescano le frecce nerazzurre. Limita i danni, ma non domina mai l'area. Farraginoso.
dal 74’ COMUZZO, voto 6
Entra a gara virtualmente chiusa, ma mostra applicazione e concentrazione, evitando sbavature nel finale. Attento.
RANIERI, voto 6
L'interpretazione del ruolo è moderna e coraggiosa. Nel primo tempo agisce quasi da esterno aggiunto, sfornando cross interessanti che i compagni non capitalizzano. Anche in fase difensiva mostra una solidità superiore ai compagni di reparto, confermandosi una delle poche note liete della retroguardia. Propositivo.
DODO, voto 5
La mossa a sorpresa di Vanoli si rivela un boomerang. Lontano parente del treno che arava la fascia l'anno scorso, appare arrugginito nella gamba e annebbiato nelle scelte. L'errore sul 2-0 è da matita rossa: si dimentica completamente Lookman alle sue spalle, spalancando la porta al raddoppio. Nocivo.
dal 63’ FORTINI, voto 6
Il giovane canterano entra con un piglio decisamente diverso rispetto al brasiliano. Più gamba, più testa e una vivacità che fa ben sperare per il futuro. Un segnale a Vanoli per le gerarchie. Frizzante.
MANDRAGORA, voto 5,5
Il rinnovo contrattuale imminente non si traduce in una prestazione memorabile sul campo. Se la leadership vocale non si discute, quella tecnica latita: si limita al compitino in fase di impostazione e si fa notare solo per qualche piazzato tagliato bene. Manca il cambio di passo necessario in mezzo al traffico. Scolastico.
FAGIOLI, voto 6
Per un'ora è il metronomo che prova a dare un senso logico alla manovra viola. Cerca costantemente il pallone, non si nasconde e prova a verticalizzare quando possibile. Cala alla distanza quando l'Atalanta alza il pressing, ma la sua prova resta sufficiente per volontà e geometria. Ordinato.
dal 63’ GUDMUNDSSON, voto 6
Porta elettricità in un attacco spento. Dialoga bene con Kean e prova qualche strappo palla al piede per scardinare la difesa avversaria. Meriterebbe forse più minutaggio. Vivace.
SOHM, voto 5,5
Tanta fisicità, poca sostanza. Si muove molto cercando di fare da raccordo tra le linee, ma finisce spesso per girare a vuoto senza mai trovare la giocata decisiva o l'inserimento vincente. I muscoli ci sono, la concretezza stasera no. Sterile.
dal 78’ NDOUR, voto s.v.
Spiccioli di gara senza possibilità di incidere. Ingiudicabile.
PARISI, voto 5
L'anello debole della catena mancina. Se Ranieri spinge, lui resta timido e impacciato. Grave l'errore di concetto in occasione del vantaggio orobico: troppo morbido su De Ketelaere, gli concede il tempo e lo spazio per servire l'assist a Kossounou. Una leggerezza che costa cara. Tenero.
PICCOLI, voto 5,5
Le intenzioni sono buone, la mira no. Nel primo tempo ha due palloni potenzialmente letali ma le polveri sono bagnate. Nella ripresa sparisce progressivamente dai radar, finendo per lottare più con il terreno di gioco che con i difensori avversari. Spuntato.
KEAN, voto 5,5
Il duello con Hien, che lo scorso anno lo vide trionfare, stavolta lo vede soccombere. Per un tempo è un fantasma, ingabbiato dalla marcatura asfissiante del difensore. Si sveglia tardi, colpendo un palo che sa di rimpianto, ma nel complesso la sua
dal 78’ RICHARDSON, SV
ALL. VANOLI, voto 5,5
La sua Fiorentina è una squadra a metà. Disegna un primo tempo tatticamente impeccabile, corto e aggressivo, imbrigliando la manovra atalantina. Tuttavia, la gestione della ripresa lascia perplessi: la squadra si scioglie alla prima difficoltà e le scelte sugli esterni (Dodo e Parisi) si rivelano il tallone d'Achille che decide il match. Il palo colpito è un segnale di vita, ma la fragilità mentale mostrata dopo l'1-0 è un campanello d'allarme che non può ignorare. Incompiuto.
© Riproduzione riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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