L’eternità di Modrić e la solidità di Akanji
Tra i volti nuovi della Serie A Enilive spiccano due debutti fuori scala per curriculum e caratura internazionale: Modric e Akanji.
A 40 anni, Modrić ha scelto il Milan per aggiungere un nuovo capitolo a una carriera leggendaria. Le sue intenzioni sono apparse chiare sin dalle prime giornate: il croato è arrivato in Italia per vincere e per trascinare il club per il quale tifava da bambino. Leadership, mentalità e classe pura: ogni sua partita è un distillato di calcio. Numeri alla mano, l’ex Real Madrid è tra i migliori passatori del torneo e resta decisivo anche in fase offensiva, con un gol e tre assist già messi a referto. Legends never die.
Carta vincente del mercato estivo nerazzurro, Akanji è approdato all’Inter per raccogliere l’eredità di Pavard dopo tre anni di “dottorato” a Manchester sotto la guida di Pep Guardiola. Pronto e maturo, lo svizzero è diventato subito centrale nel progetto di Chivu, che lo ha individuato come l’anti-Bastoni ideale. Se il braccetto sinistro nerazzurro accompagna l’azione, Akanji tende a restare ancorato al reparto arretrato, garantendo equilibrio e verticalità. Dominante fisicamente, impeccabile in area di rigore e pulito nell’impostazione dal basso, è oggi un punto fermo della difesa interista e un riferimento assoluto per il ruolo nel campionato.
Moreo, fame di Serie A
Alla prima apparizione in assoluto nel massimo campionato italiano, Stefano Moreo ha dimostrato l’importanza della perseveranza. Classe 1993, un passato nel settore giovanile del Milan e una tempra che deriva da anni di Serie B e categorie minori, ha portato in Serie A tutta la sua fame.
I numeri parlano chiaro: doppietta al Torino, gol al Cagliari e un’altra doppietta, illustre, a San Siro contro l’Inter. All’appello del capocannoniere del Pisa manca solo la gioia personale all’Arena. A dispetto dei suoi 191 centimetri, Moreo ha segnato in ogni modo possibile: su rigore, su ribattuta, da finalizzatore puro, da fuori area con il sinistro e di testa, attaccando il primo palo.
Il suo gol da 35 metri contro l’Inter, il secondo dalla distanza più lunga subito dai nerazzurri nella Serie A (a 20 squadre) alle spalle soltanto di Manuel Pasqual (36,6 m) nel 2011, è il simbolo di una stagione che lo vede protagonista anche tra i migliori marcatori italiani del torneo.
Baturina, l’esplosione del talento
Arrivato dalla Dinamo Zagabria con grandi aspettative, l’inserimento Martin Baturina è stato più graduale, ma altrettanto significativo. Un solo gol contro il Torino, tanta panchina e poche opportunità nei primi mesi. Poi, la svolta. Il momento chiave arriva nei minuti finali della gara contro il Bologna: entrato da appena cinque minuti, inventa il gol del pareggio sul gong. Da lì cambia tutto. Con Lazio e Torino arrivano giocate di altissimo livello: gol, assist di tacco, passaggi vincenti e conclusioni dalla distanza.
Con tre gol e tre assist nelle ultime quattro presenze, Baturina ha conquistato il premio di Rising Star of the Month. Una crescita che certifica un cambio di status e sorride a Fabregas, che ora può contare su un jolly offensivo compatibile con Nico Paz in più assetti tattici, largo a sinistra o davanti in veste di falso nueve.
Jacobo Ramón, il muro del Como
Compagno di squadra di Baturina, Jacobo Ramón è una delle rivelazioni più belle del campionato. Classe 2003, cresciuto nella cantera del Real Madrid, al primo anno alla corte di Fabregas si è imposto con naturalezza.
Centrale longilineo da 195 cm, è tra i migliori difensori per duelli aerei vinti e abbina fisicità a qualità tecniche notevoli. Un dato che risalta è il 92% di precisione nei passaggi: meglio di lui solo Acerbi. Per Ramón anche due gol in 19 presenze, bottino tutt’altro che banale per un difensore al debutto, un’altra scommessa vinta dal Como.
Kiliçsoy, talento senza paura
Prodigio del vivaio del Beşiktaş e accostato ad Agüero fin da ragazzo per struttura e caratteristiche, Semih Kiliçsoy si è presentato alla Serie A senza timidezze e con gol di rara bellezza. Prima un bel destro all’incrocio contro il Pisa, poi un sinistro chirurgico all’angolino dopo uno slalom da urlo contro il Torino - una prodezza che gli è valso l’ILIAD Goal of the Month - e infine il centro pesantissimo a Firenze. Il turco classe 2005 ha messo in mostra un repertorio completo per un attaccante della sua età, diventando uno dei soli quattro giocatori ad aver segnato con entrambi i piedi e di testa, insieme a Moreo, McTominay e Lautaro Martínez.
Wesley, corsa e sostanza per la Roma
La favola di Wesley ha trovato il suo lieto fine anche nella Capitale. Rivelazione del Flamengo al Mondiale per Club, l’esterno brasiliano è arrivato alla Roma tra aspettative e interrogativi che ha risolto sul campo. Perfetto per il ruolo di esterno nei cinque di Gasperini, ha garantito fin da subito prestazioni di qualità e sostanza su entrambe le fasce. Tre gol, corsa instancabile e passaggi chiave, Wesley è diventato rapidamente imprescindibile nello scacchiere giallorosso. All’appello manca solo l’assist per completare un impatto già di altissimo livello.
Muharemovic e Giovane, presente e futuro
Il salto dalla Serie B non ha spaventato Tarik Muharemović. Centrale mancino bosniaco da 187 cm, si è imposto per interpretazione moderna del ruolo. È quinto in Serie A per recuperi difensivi (124) e forma con Jay Idzes una coppia giovane ed efficace che può far gola a tante squadre di vertice del nostro campionato.La stagione di Giovane è arrivata a un punto di svolta. Protagonista della prima parte di campionato con l’Hellas Verona, il classe 2003 arrivato a fari spenti dal Corinthians ha incantato il Bentegodi con uno stile di gioco carioca, creativo e spensierato. Tre gol e quattro assist sotto la guida di Zanetti, prima del trasferimento al Napoli, dove lo attende ora il banco di prova più esigente: il metodo di lavoro intenso e rigoroso di Antonio Conte.
Autore: Daniele Luongo
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