236 presenze in Serie A, 206 in B, 94 in Lega Pro. Sora, Bari, Vicenza, Atalanta, Chievo, Padova, Lumezzane. Senza dimenticare il Torino, nel quale è cresciuto e grazie al quale ha debuttato nelle Nazionali giovanili. Michele Marcolini, dopo oltre 500 presenze tra i professionisti in 20 anni di carriera, ha deciso di chiudere con il calcio giocato. Il "rosso" centrocampista, classe '75, adesso diventerà un allenatore, grazie al corso a Coverciano. Quasi sicuramente del Lumezzane, ultima sua squadra da giocatore. TuttoLegaPro.com lo ha intervistato in esclusiva per i suoi lettori.
Con il Lume avete finito a metà classifica. Rammarico per i play-off mancati o sollievo per aver evitato i play-out?
"Il nostro obiettivo a inizio stagione era la qualificazione ai play-off. Purtroppo non ci siamo arrivati a causa di qualche passaggio a vuoto durante la stagione che ci ha portato vicini alla zona play-out. Siamo stati bravi a non farci risucchiare nella zona bassa, mantenendo comunque una buona concentrazione. Tutto sommato non è stata una stagione da buttare via".
Sei nato a Savona, anche se non ci hai mai giocato. Cosa pensi della squadra della tua città e della promozione in Prima Divisione?
"Li ho sempre seguiti, nonostante non abbia mai giocato lì. Sono stato molto contento per la loro promozione: è stata meritata, hanno saputo resistere alle difficoltà societarie dello scorso anno. Complimenti a tutti loro e in particolare al tecnico Ninni Corda che è riuscito, la passata stagione, a salvare la squadra nonostante i numerosi punti di penalizzazione".
Come mai nella tua carriera hai scelto molto spesso il numero 7?
"In realtà all'inizio ho giocato con altri numeri. Uno dei preferiti era il 14 (per motivi familiari NdR), ma a Bergamo la maglia era stata ritirata in onore di Federico Pisani (giocatore morto in un incidente stradale nel 1997 NdR). Allora scelsi il 7. Da quel momento, tranne nella mia prima stagione al Chievo, quando era sulle spalle di Semioli, è diventato il mio numero".
L'ultima partita, con il San Marino, l'hai giocata da indiavolato. Quattro occasioni personali e un gran gol. Ci tenevi particolarmente...
"Volevo salutare il calcio nel migliore dei modi. E' vero, ci ho provato molto e mi sarebbe dispiaciuto non riuscire a segnare. Quel gol è stato molto emozionante, così come uscire dal campo tra gli applausi del pubblico".
Si dice che i campioni riconoscano il momento in cui ritirarsi. Eppure molti son dell'idea che potevi ancora giocare per qualche anno...
"Credo che avrei potuto giocare per un paio d'anni, ma non più a certi livelli. Sta nell'intelligenza del giocatore capire quando arriva il momento di smettere. Non è stata una decisione facile ma penso sia stata quella giusta. E poi bisogna dare spazio ai giovani meritevoli".
A Chievo hai lasciato grandi ricordi. Cosa ti manca di più dei veneti?
"Beh, devo dire che mi son trovato bene in tutte le mie ex squadre. Ho avuto ottimi rapporti con tutte le piazze in cui ho giocato. Con il Chievo, però, sono riuscito a debuttare in Champions League, seppur solo nei preliminari, e giocare in Europa League. E' stato bello anche ritornare subito in Serie A dopo la deludente retrocessione nella stessa annata della Champions".
Avevi militato in Serie C da giovanissimo, a Sora. Ci sei ritornato dopo 15 anni. Com'è cambiata la Lega Pro?
"Dal punto di vista personale le due esperienze non sono paragonabili. All'epoca ero un ragazzino che si affacciava per la prima volta tra i Professionisti. A Lumezzane ho chiuso la mia carriera, dopo tanti anni di calcio. Emozioni diverse, sicuramente. Oggettivamente, però, devo dire che il livello, in questi anni, non è più lo stesso di una volta. 15 anni fa le squadre erano composte da più giocatori esperti mentre adesso ho notato la presenza di molti giovani. Il calcio, però, è cambiato: capisco che la Lega Pro debba diventare il luogo in cui far crescere i nostri ragazzi più meritevoli e che l'impiego degli under sia una voce importante nel bilancio delle società".
Non ti chiedo nemmeno quale sia il tuo gol più bello, dal momento che Viviano ha ancora gli incubi...
"Il gol con la maglia clivense al Bologna è la classica rete che ti capita una volta nella vita. Quando mi chiedono come ho fatto non so spiegarlo: so che mi sono trovato al momento giusto nel posto giusto e che, istintivamente, ho deciso di provarci. Tiri del genere non entrano quasi mai, quella volta, invece, finì in rete".
Su Twitter (@marmic7) hai scritto che domenica è finita la tua prima vita. La seconda comincerà subito dopo il corso da allenatore a Coverciano?
"Diciamo che mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio, non lo nascondo. Molti dicono che sarò il nuovo mister del Lumezzane. Io posso dirvi che avrò un colloquio con i vertici societari e ci confronteremo. Spero che tutto andrà per il verso giusto".
Sempre guardando Twitter sembri un lettore appassionato. Mai pensato a scriverne uno?
"Sono un lettore onnivoro, leggo un po' di tutto. amo molto i romanzi. Una mia autobiografia? Credo che interesserebbe a pochi..."
Autore: Redazione TA / Twitter: @tuttoatalanta
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