Da Tirana a Bergamo il passo è breve, soprattutto se il ponte lo costruisci con la solidità di chi non sbaglia mai una partita. Il verdetto è arrivato ed è unanime: il 2025 è l'anno di Berat Djimsiti. La Federazione del suo Paese lo ha eletto "Calciatore Albanese dell'Anno", ma diciamocelo chiaramente: per noi che lo vediamo sgobbare ogni domenica, questa non è una sorpresa. È solo la certificazione ufficiale, col timbro e la ceralacca, di uno status che Berat si è guadagnato sul campo, in silenzio, trasformandosi da "gregario di lusso" a colonna portante della nostra difesa.
In un anno solare che definire "turbolento" è un eufemismo – siamo passati dal Gasp a Juric fino alla rinascita con Palladino – lui è stato la costante. Come un faro nella tempesta, Djimsiti è rimasto lì, inamovibile: 21 presenze, un gol e quella cattiveria agonistica elegante che lo rende unico. Cambiano gli allenatori, cambiano i moduli, ma il "Ministro della Difesa" non si tocca.
L'uomo dietro il campione: "Si vince solo insieme". Ma se il calciatore è da applausi, l'uomo è da standing ovation. Niente proclami da star, niente "io, io, io". Le parole rivelate dopo la proclamazione sono il manifesto della filosofia di Zingonia: testa bassa e pedalare. «È un grande onore, un sentimento indescrivibile», ha ammesso con quell'umiltà che lo contraddistingue. E poi, subito a spostare i riflettori sugli altri: la famiglia e, ovviamente, l'Atalanta.
«Il calcio è uno sport di squadra ed è solo con lo spirito di gruppo che riusciamo a tirare fuori il meglio», ha dichiarto. Una lezione di leadership pura. Quando vinci un premio individuale e la prima cosa che fai è ringraziare i compagni che ti coprono le spalle, hai capito tutto. L'Albania ha trovato il suo Re, ma la Dea si tiene stretta il suo senatore.
Il sigillo di De Roon e quella nota stonata. A confermare che nello spogliatoio nerazzurro Berat è uno che pesa, ci ha pensato il solito Marten de Roon. Il nostro "barometro" emotivo non ha perso tempo e su Instagram ha piazzato un sincero «Bravoo!» per celebrare l'amico. Non è solo un repost, è la pacca sulla spalla tra due veterani che ne hanno viste di tutti i colori insieme. È la fotografia di un gruppo che, nonostante i cambi e le difficoltà, resta granitico.
C'è solo un "ma", ed è quel retrogusto amaro che ci portiamo dietro da sabato pomeriggio. Il premio arriva proprio mentre Berat è fermo ai box per quell'intoppo al flessore rimediato contro il Cagliari. Un'uscita dal campo che ha tenuto tutto lo stadio col fiato sospeso. Ora lo staff medico lavora giorno e notte per rimetterlo in piedi, perché Palladino lo sa bene: avere il miglior giocatore d'Albania in rosa è un orgoglio, ma averlo in campo a guidare la difesa è una necessità assoluta. Goditi la festa, Berat, ma torna presto: qui c'è bisogno di te.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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