C'è un limite a tutto, anche all'eleganza e al savoir-faire che da sempre contraddistinguono lo stile Atalanta. Quel limite è stato superato oggi pomeriggio a Caravaggio, in un lunch match che si è trasformato presto in un incubo arbitrale. Non abbiamo assistito a una partita di calcio, ma a un tiro al bersaglio contro i nervi e la dignità di una squadra che, nonostante tutto, ha gettato il cuore oltre l'ostacolo. L'Atalanta U23 cade contro la Salernitana, ma lo fa in piedi, a testa altissima, in 9 contro 11, piegata non dalla superiorità avversaria ma da una gestione dei cartellini decisamente discutibile.

Quando i "Signori" alzano la voce. La notizia vera, quella che fa più rumore del risultato, è la reazione della società. Siamo abituati a vedere la famiglia Percassi incassare torti con signorilità, lavorando in silenzio. Ma oggi no. Oggi l'Amministratore Delegato Luca Percassi ha deciso di metterci la faccia, con parole importanti: «Un unicum nella nostra storia», ha tuonato. E ancora: «Siamo profondamente dispiaciuti, non meritiamo questo trattamento».

Quando una dirigenza così misurata arriva a parlare di "mancanza di rispetto" e proclama il silenzio stampa per i tesserati, significa che la misura è davvero colma. Non è vittimismo, è la difesa sacrosanta di un progetto e di un gruppo di ragazzi che meritano di giocarsi le loro chance alla pari, senza essere penalizzati da decisioni incomprensibili che indirizzano le gare dopo pochi minuti, otto per l'esattezza.

Eroici in 9, ingenui (forse), ma penalizzati (sicuro). Analizzare la partita è quasi impossibile, viziata com'è stata dal rosso lampo a Bocchetti (dopo 6 minuti!) e dall'espulsione di Cissé poco dopo. Certo, l'attaccante ha commesso una grave ingenuità reagendo, ma la severità del giudizio stride con il metro usato altrove. E poi arriva il secondo cartellino rosso, mostrato a Bonanomi, subentrato da appena dieci minuti, per un intervento a gamba tesa. Un fallo sul quale lo stesso centrocampista, nell’immediatezza, aveva alzato il braccio chiedendo scusa al diretto avversario. Una sequela di episodi che avrebbe abbattuto un toro, figuriamoci una squadra giovane, già costretta a rincorrere una partita diventata improvvisamente una scalata impossibile.

Invece, l'Atalanta U23 ha tirato fuori l'anima. Ha resistito, ha lottato, aggrappandosi a un Vismara eroico, capace di parare l'imparabile e di tenere viva la speranza fino all'ultimo respiro con interventi prodigiosi. Questi ragazzi hanno dimostrato di avere la maglia nerazzurra cucita sulla pelle. Hanno perso i punti, sì, ma hanno guadagnato il rispetto eterno di chi ama questo sport.

Rispetto, non favori. Il messaggio che parte da Zingonia è chiaro: l'Atalanta non chiede favori, non li ha mai chiesti. Chiede rispetto. Chiede che il lavoro quotidiano non venga vanificato da situazioni simili a quelle accadute nel grigio pomeriggio di Caravaggio. La Società ha fatto scudo, la squadra ha fatto muro. E noi stiamo con loro.

ATALANTA U23-SALERNITANA 0-1 (p.t. 0-0)
56' De Boer (S)

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 18 gennaio 2026 alle 17:33
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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