C’è un pallone che da ieri rotola un po’ più triste nei ricordi di chi ha amato il calcio degli anni Ottanta. Oliviero Garlini, bomber dalle acrobazie ardite e dal gol facile, se n’è andato a 68 anni dopo aver lottato contro una lunga malattia, lasciando dietro di sé il segno indelebile di chi il calcio l’ha vissuto con un sorriso e una grinta ineguagliabili.
UNA STAGIONE INDIMENTICABILE – Nato e cresciuto a Stezzano, Oliviero Garlini indossò la maglia dell’Atalanta soltanto per un anno, nel 1987-88, ma quell'unica stagione fu sufficiente per entrare nel cuore della sua gente. Ventidue reti, 17 in campionato e 5 nelle Coppe, tra cui quelle decisive nel percorso della Dea verso la storica semifinale di Coppa delle Coppe. Fu la stagione del ritorno in Serie A, quarto posto e tanta gloria, con Garlini leader indiscusso sul campo.
IL BOMBER DI TUTTI – Garlini era stato però già grande altrove, soprattutto alla Lazio. In biancoceleste si laureò capocannoniere di Serie B nella stagione 1985-86, con 18 reti decisive per la squadra romana. «Un guerriero in campo, sempre pronto a lottare, un esempio di attaccamento e spirito battagliero»: così lo ricorda oggi la società capitolina in un messaggio commosso. Non meno sentite le parole dell’Atalanta, che ha rivolto alla famiglia un messaggio di cordoglio: «Un uomo che ha onorato i nostri colori lasciando una traccia profonda nel cuore di tutti».
LA CARRIERA E LE ACROBAZIE – Quella di Garlini è una carriera vissuta su campi prestigiosi, partita da Como, passando per Empoli, Nocerina, Cesena (con cui centrò una storica promozione in Serie A firmando 10 gol), Inter, Lazio e poi ancora Ancona, Ascoli e Ravenna. Un totale di 118 partite e 18 gol in Serie A, 189 presenze e ben 55 reti in Serie B. Era amato perché segnava spesso gol spettacolari: rovesciate, girate, colpi acrobatici da vero artista del pallone, tanto che i tifosi milanesi a San Siro coniarono per lui lo slogan «Oliviero bomber vero», frase che lo accompagnò ovunque.
LA PASSIONE MAI SOPITA – Amava tanto la sua terra che vi era tornato stabilmente, scegliendo Stezzano per vivere dopo l’addio al calcio giocato, nonostante avesse girato l’Italia segnando reti ovunque. A Bergamo era tornato con orgoglio e vi aveva messo radici profonde, tra famiglia e amici di sempre.
Oliviero se n’è andato lasciando un vuoto profondo, ma anche ricordi indelebili nelle memorie di chi ha vissuto le sue imprese. I gol resteranno, così come quelle acrobazie da campione che, oggi più che mai, riportano alla mente quanto fosse speciale questo attaccante bergamasco che tutti, senza distinzione, ricordano semplicemente come «bomber vero».
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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