ATALANTA-UDINESE 2-2 (p.t. 0-1)
40' Kristensen (U), 55' Davis (U), 75' e 79' Scamacca (A)
Una metamorfosi tattica coraggiosa e una reazione d'orgoglio purissima. L'Atalanta riacciuffa l'Udinese in un finale incandescente e fissa il risultato sul 2-2, spinta dalla lucida lettura di un allenatore capace di stravolgere i propri dogmi a gara in corso. Abbandonata la storica retroguardia a tre, la formazione bergamasca ha saputo risorgere dal baratro del doppio svantaggio, dimostrando una tenuta mentale e atletica fuori dal comune. Ai microfoni di DAZN, il condottiero nerazzurro Raffaele Palladino analizza a tutto tondo la sfida della New Balance Arena: dal provvidenziale cambio di modulo studiato a tavolino, fino al vibrante sfogo contro le eccessive perdite di tempo che penalizzano lo spettacolo nel nostro campionato, con lo sguardo già fieramente rivolto alla magica notte di Champions League. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Nel momento di massima difficoltà ha scelto di sconfessare la storica difesa a tre, marchio di fabbrica dell'ultimo decennio nerazzurro, passando a uno spregiudicato assetto a quattro. Questo "all-in" tattico, decisivo per la rimonta, è stato un puro istinto del momento o una mossa accuratamente preparata a tavolino?
«Al di là dei freddi numeri e dei sistemi di gioco, ci tengo innanzitutto a ringraziare pubblicamente i miei ragazzi. Non ho avuto modo di farlo subito a fine partita nello spogliatoio, ma oggi hanno avuto una reazione formidabile, tirando fuori un orgoglio immenso. Sotto di due reti potevamo tranquillamente crollare emotivamente, e invece la squadra ha dimostrato una fiducia incrollabile, grande compattezza e un'energia fuori dal comune. Questo non mollare mai è il nostro vero DNA, la nostra forza più grande. Per quanto riguarda il sistema tattico, quando preparo la partita studio sempre due o tre soluzioni alternative. Già in mattinata avevo valutato attentamente questa precisa mossa: contro un avversario schierato con il 3-5-2, passare a uno schieramento a quattro ti permette di allargare le loro maglie e aprire meglio la difesa a cinque. È una soluzione che la squadra, quando viene chiamata a interpretarla, esegue alla perfezione. Abbiamo inserito due attaccanti di peso e si sono trovati a meraviglia. Al di là della lavagna tattica, mi è piaciuto lo spirito feroce. Siamo in lotta su tre fronti e dobbiamo continuare con questa incrollabile mentalità. Sento tanti colleghi lamentarsi per il calendario fitto, ma a me e alla squadra piace tantissimo giocare ogni tre giorni. Adesso recuperiamo le energie e tuffiamoci sùbito nella magia della Champions League».
Per chiarire l'esatta disposizione in campo dopo la rivoluzione tattica: in quell'inedito schieramento, come si muovevano esattamente i giocatori sul fronte offensivo?
«Nello specifico, ci disponevamo con il 4-2-3-1 in fase di non possesso per garantire le giuste coperture e l'equilibrio necessario. In fase di possesso palla, invece, andavamo a giocare con due punte vere e proprie là davanti: il nostro trequartista partiva leggermente da sotto, ma di fatto andava ad affiancarsi agendo da seconda punta vicinissimo al centravanti di ruolo, creando così grande densità e apprensione costante nella loro retroguardia».
Nel finale ad altissima tensione l'abbiamo vista consultare nervosamente il cronometro e avere un confronto acceso con il quarto uomo. Cosa ha scatenato quella reazione?
«Ci tengo a spiegarlo con grande serenità. Io non protesto quasi mai con la classe arbitrale, anzi, cerco sempre di agevolare il loro difficile compito. Infatti, subito dopo il fischio finale, sono andato personalmente nello spogliatoio del direttore di gara per chiedergli scusa per aver alzato un po' troppo i toni dalla panchina. Gli ho però spiegato chiaramente il motivo della mia profonda frustrazione: la squadra avversaria ha iniziato a perdere tempo in modo sistematico e continuo dal momento esatto in cui è andata in vantaggio. Secondo me, questo è un aspetto culturale e regolamentare che in Italia dobbiamo assolutamente risolvere se vogliamo crescere. Dobbiamo giocare di più, il tempo effettivo è drammaticamente basso. Oggi abbiamo giocato appena 58 minuti e 20 secondi, è inaccettabile. Sull'ultima rimessa laterale a loro favore ci hanno messo quaranta secondi solo per rimettere il pallone in gioco, quindi mi sarei aspettato che ci facessero battere l'ultimo calcio d'angolo a nostro favore, anche se era appena scoccato il termine del recupero. Ho segnalato unicamente questa anomalia all'arbitro. I tifosi pagano il biglietto per vedere spettacolo, i calciatori stessi vogliono giocare e divertirsi: il calcio diventerebbe infinitamente più bello e attrattivo se si tutelasse rigorosamente il tempo di gioco reale».
La squadra ha dimostrato una fame clamorosa nel riprendere la partita in una manciata di minuti. Quanto ha pesato, sull'approccio iniziale, l'imminente e affascinante notte di Champions League nella testa dei giocatori?
«I miei giocatori hanno una mentalità d'acciaio e sono sempre focalizzati sul presente. Ripeto, andare sotto di due reti dopo un primo tempo che ritengo sia stato interpretato in modo eccellente poteva tagliare le gambe a chiunque. Abbiamo concesso un solo mezzo tiro in porta nei primi quarantacinque minuti e ci siamo ritrovati inspiegabilmente a rincorrere. Nel secondo tempo siamo ripartiti con le idee chiarissime, poi purtroppo abbiamo letto male noi la loro giocata sulla rimessa laterale che ha portato al raddoppio. Da quel preciso istante, però, è scattata la scintilla innescata da una squadra che si rifiuta categoricamente di mollare. Questi ragazzi hanno un cuore enorme, bruciano dalla voglia di dimostrare costantemente di essere forti e possiedono un'energia interiore inesauribile. Vogliamo essere protagonisti e competitivi in ogni singola competizione a cui partecipiamo. Adesso ci prepariamo ad affrontare una grandissima squadra in Europa, un avversario di livello mondiale: ma non abbiamo assolutamente nulla da perdere e scenderemo in campo per giocarcela a viso aperto contro chiunque, fedeli alla nostra identità».
Un concentrato di lucidità tattica e passione viscerale, quello offerto dall'allenatore nerazzurro. Una testimonianza chiara di come questa squadra sia ormai matura per gestire il doppio binario tra campionato e coppe, aggrappandosi a un'identità forte che prescinde dai moduli e si fonda su un incrollabile spirito di sacrificio. La corsa ai vertici continua, e l'Europa è avvisata.
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