La medicina migliore per dimenticare una notte amara è una domenica trionfale. L'Atalanta spazza via le scorie della sconfitta contro l'Athletic Bilbao con un 4-0 perentorio al Parma, ritrovando certezze, gol e quella "cattiveria" agonistica invocata alla vigilia. Raffaele Palladino si presenta in sala stampa con l'aria di chi ha ottenuto esattamente le risposte che cercava: non solo sul piano tecnico, con le reti arrivate da diverse zone del campo e un "clean sheet" prezioso, ma soprattutto su quello mentale. La squadra ha saputo soffrire, gestire e poi azzannare la partita, dimostrando di aver metabolizzato il colpo europeo. Tra l'investitura di Carnesecchi a leader assoluto e l'elogio dell'intelligenza tattica di De Roon, il tecnico non risparmia comunque un monito sulla superficialità vista a fine primo tempo, segnale di un'ambizione che non ammette cali di tensione. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, rispetto alla gara di mercoledì, oggi abbiamo rivisto momenti di sofferenza quando l'avversario spingeva, ma con un esito ben diverso. Avete dimostrato la maturità di saper soffrire per poi chiudere la partita: è questo il vero passo avanti post-Bilbao?
«Credo che il passo avanti decisivo sia stato soprattutto nel modo in cui siamo arrivati a questa partita. Non nascondo che la sconfitta di Champions con il Bilbao ci aveva fatto male: nei primi due giorni alla ripresa abbiamo subito il contraccolpo, perché nessuno si aspettava di perdere dopo quella prestazione. Ma mi è piaciuto immensamente come la squadra ha reagito: ho visto la mentalità giusta nell'approccio contro un Parma che, specie in trasferta, ha fatto ottimi risultati. Oggi siamo stati dentro la partita dal primo all'ultimo minuto. È vero quello che dice: anche nelle difficoltà, abbiamo ragionato e lavorato da squadra, leggendo insieme i momenti della gara. Paradossalmente, la sconfitta in Champions ci ha fatto crescere e di questo sono molto contento».
È stata la partita del riscatto e delle risposte: gol arrivati da zone diverse, quinti che dialogano, e la capacità di chiudere i conti subito dopo il vantaggio. Questo 2-0 immediato ha aiutato a sbloccare la fiducia?
«Alla vigilia avevo chiesto due cose precise. La prima: metterci quello spirito e quell'atteggiamento che erano mancati a Pisa. Oggi l'approccio è stato eccellente, così evitiamo di dover ripetere sempre la solita storia dei punti persi con le "piccole". La seconda richiesta era il cinismo: volevo una squadra cattiva, capace di non lasciare le partite in bilico sull'1-0 ma di azzannare la mezza occasione per raddoppiare e triplicare. Devo dire però che a fine primo tempo mi sono arrabbiato molto: ho visto un po' di leggerezza e superficialità che non voglio vedere. Odio i personalismi, voglio che si continui a giocare seriamente. La risposta nella ripresa, però, è stata ottima, anche grazie a chi è subentrato: Pasalic, Brescianini e gli altri sono entrati con la mentalità vincente, giocando da squadra».
Dopo Bilbao le chiesi cosa avrebbe detto ai ragazzi. Ora, con la classifica di Champions ancora aperta e un piazzamento tutto da decidere, cosa dirà alla squadra in vista della prossima sfida europea?
«Li ho già ringraziati a fine gara. Questa era una partita trappola, difficile psicologicamente per come ci arrivavamo. Invece ho visto una squadra agguerrita, oserei dire "avvelenata": siamo entrati con grinta e voglia, segno che abbiamo recuperato energie nervose e fisiche. Un'altra squadra avrebbe potuto subire l'onda lunga della delusione europea, noi invece siamo maturati. Ho detto loro che ora bisogna recuperare al meglio, perché tra tre giorni in Champions può succedere di tutto. Con giocatori così forti in rosa, dobbiamo farci trovare pronti».
So che non ama parlare dei singoli, ma oggi Carnesecchi è stato decisivo e Raspadori ha risposto presente dal primo minuto. Un giudizio su di loro?
«Ha ragione, non amo i discorsi sui singoli dopo una vittoria così corale, ma Carnesecchi sta facendo qualcosa di straordinario. I tanti "clean sheet" sono merito della squadra, certo, ma lui ci sta mettendo del suo con interventi pesanti. È diventato un leader dello spogliatoio e, per me, è uno dei migliori portieri in Serie A, se non il migliore in assoluto. Ma mi sono piaciuti tutti: lo spirito di Krstovic quando è entrato, la mentalità di Pasalic, la solidità di Scalvini per 90 minuti, la prova di Ederson e De Roon. Oggi andrebbero premiati tutti».
A proposito di singoli, quanto è fondamentale per lei un giocatore come Marten De Roon? Sembra mettere sempre il bene dell'Atalanta davanti a tutto, un esempio anche nelle difficoltà.
«Marten non è solo il nostro capitano, è il cervello della squadra. È uno che vede e "sente" il calcio. Per farvi un esempio: oggi dopo appena cinque minuti si è accorto che potevamo impostare un'uscita diversa, me lo ha chiesto e l'abbiamo cambiata insieme in corsa. Ha un'intelligenza tattica superiore, probabilmente sarà un futuro allenatore se vorrà intraprendere quella strada. Sono felicissimo per lui perché sta dando continuità di prestazioni: più gioca e più fa bene. Ce lo teniamo stretto».
Dopo i gol sbagliati in coppa, oggi ha schierato tutta la batteria offensiva e ha raccolto quattro reti. L'abbondanza inizia a diventare un piacevole imbarazzo della scelta?
«Non è un imbarazzo, è una fortuna. Ho a disposizione grandi professionisti: qui non ci sono musi lunghi, chi gioca dà il massimo e chi entra contribuisce. Credo che possiamo fare ancora meglio negli ultimi metri, essere ancora più cattivi nella scelta finale e nell'ultimo passaggio, ma oggi abbiamo riempito bene l'area e trovato gol anche su cross laterali, un aspetto che ci mancava. Sono felice di avere queste opzioni: ho giocatori forti e sanno che devono spingere sempre al massimo».
Un Palladino soddisfatto ma mai sazio, che archivia il poker al Parma come un passaggio necessario di crescita. L'Atalanta ha risposto presente: la delusione di Bilbao è alle spalle, la testa è già alla prossima battaglia europea.
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