Raffaele Palladino si riprende la scena e scaccia con forza le nubi addensatesi dopo la bufera di Champions League. Nel pancia di San Siro, contro un'Inter lanciatissima nella corsa scudetto, la sua formazione ha sfoderato una prestazione di formidabile tenuta nervosa e intelligenza tattica, riacciuffando il risultato e sfiorando il colpaccio nel finale. Nel ventre del Meazza, l'allenatore campano ha analizzato in conferenza stampa con lucidità chirurgica le chiavi di un pareggio che vale oro: dall'intuizione di abbassare il baricentro nel primo tempo per anestetizzare le folate milanesi, all'impatto devastante dei cambi nella ripresa. Un manifesto di resilienza che certifica l'identità incrollabile di un gruppo capace di esaltarsi nelle difficoltà, impreziosito dall'ottima notizia dello svuotamento dell'infermeria, con i rientri determinanti di calibri pesanti pronti a infiammare l'ultimo scorcio di stagione. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Dopo la tempesta europea, la sua squadra ha sfoderato una reazione d'orgoglio encomiabile, cercando la vittoria a viso aperto anche a costo di scoprirsi. Qual è la sua prospettiva tattica e mentale sull'andamento della sfida odierna?
«Abbiamo affrontato una formazione costruita per vincere lo scudetto, motivatissima a fare punti davanti al proprio pubblico. Ci aspettavamo una reazione veemente da parte dell'Inter. Il nostro piano gara prevedeva un primo tempo di attesa, mantenendo un baricentro leggermente più basso, poiché immaginavamo che, avendo studiato la nostra sfida contro il Bayern Monaco, avrebbero cercato sistematicamente di attaccarci la profondità. Abbiamo provato a pungere in ripartenza, peccando però di lucidità nell'ultimo passaggio. Nella ripresa, l'analisi negli spogliatoi è stata cristallina: ho trasmesso fiducia, coraggio e positività. Abbiamo alzato notevolmente la pressione, cambiando l'inerzia del match. I subentrati hanno fatto la vera differenza: Krstovic ha avuto un impatto devastante, Ederson e De Ketelaere hanno infuso qualità e palleggio, Sulemana ha portato dinamismo e Hien ha dominato ogni duello difensivo. È un punto assolutamente meritato in una gara borderline, che a un certo punto potevamo vincere ma anche perdere. Questo coraggio fa parte del nostro DNA e non lo smarriremo mai».
Il piano tattico contro il Bayern Monaco è stato all'insegna del coraggio assoluto, ma ha lasciato pesanti strascichi sul campo. Si aspettava di ritrovare oggi una squadra così reattiva, capace di cancellare psicologicamente le scorie di quella debacle?
«La strategia contro i bavaresi era chiara: volevamo giocarci le nostre chance a viso aperto, tra le mura amiche, sfidando la sorte con audacia. Abbiamo sbattuto contro una corazzata in uno stato di grazia psicofisico; lo stesso Vincent Kompany mi ha confessato che in questo momento ai suoi attaccanti riesce qualsiasi giocata. Sapevo di poter fare i conti con qualche fisiologica scoria mentale, ma oggi i ragazzi mi hanno sorpreso in positivo: si sono rialzati da veri uomini, da calciatori di altissimo livello e da grande collettivo. Aver tenuto testa a una corazzata come l'Inter, giocando come se la tempesta di tre giorni fa non fosse mai esistita, impreziosisce enormemente il valore del punto conquistato oggi a Milano».
L'impatto di Ederson nella ripresa è stato devastante. Quanto è pesata la sua assenza in mezzo al campo in queste ultime, delicatissime sfide?
«Da allenatore, la mancanza di qualsiasi elemento della rosa rappresenta una sofferenza, perché vorrei sempre poter contare sull'intero organico. A centrocampo abbiamo chiesto sforzi sovrumani a elementi come Pasalic, de Roon e Musah, che hanno letteralmente tirato la carretta in un momento di pura emergenza. Il rientro di Ederson ci restituisce un tasso di fisicità e intensità per noi imprescindibile. Ma le buone notizie non finiscono qui: abbiamo ritrovato anche De Ketelaere e da domani riabbracceremo Raspadori. Sento il dovere di ringraziare ed elogiare pubblicamente il nostro eccezionale staff medico e i fisioterapisti, professionisti che lavorano instancabilmente, ventiquattr'ore su ventiquattro, per restituirci i giocatori in tempi da record».
Le statistiche parlano chiaro: in quest'ultimo mese andate sistematicamente a segno negli ultimi dieci minuti di gara, pur avendo giocato ben diciannove partite in settanta giorni. Questa incredibile lucidità nel finale è il sintomo di una condizione atletica superiore o di una testardaggine mentale fuori dal comune?
«È un dato inconfutabile che analizzavo proprio ieri con il mio staff. Segnare con questa regolarità nei finali di partita certifica la nostra incrollabile tenuta mentale: noi non molliamo letteralmente mai. Crederci fino all'ultimo secondo, fino all'ultimo respiro, è un tratto distintivo che ho nel sangue e che tento incessantemente di trasmettere alla squadra, ricevendo in cambio risposte meravigliose. Se da un lato l'abnegazione mi inorgoglisce, dall'altro non nego che vorrei sbloccare le partite con maggiore anticipo. Dover rincorrere sistematicamente il risultato, specialmente in un torneo logorante come la Serie A, comporta un dispendio energetico enorme. Dobbiamo affinare questo aspetto, trovando la via del gol senza dover per forza passare dallo svantaggio».
Polivalenza tattica, interscambiabilità, continue sovrapposizioni e grande intelligenza calcistica: sono queste le chiavi di lettura che vi permettono di svoltare le partite attingendo dalla panchina?
«Ha centrato perfettamente il punto. L'elasticità tattica e l'assimilazione dei princìpi di gioco sono fondamentali, ma devono essere supportate da una condizione atletica impeccabile, che ci consente di spingere forte fino al novantesimo per capovolgere gli equilibri. Oggi chiunque vesta questa maglia sa esattamente cosa fare in campo, subentrando con il piglio di chi vuole spaccare il match ed esprimendosi sempre al massimo del proprio potenziale. Per un allenatore, assistere a questa totale sintonia e dedizione da parte di tutti i componenti della rosa è la gratificazione più bella e preziosa in assoluto».
Sulle tribune di San Siro era presente il commissario tecnico Gattuso. In ottica Nazionale, e considerando l'imminente ritorno europeo contro il Bayern Monaco, qual è il cronoprogramma per il pieno recupero di Raspadori?
«Domani Giacomo riprenderà ad allenarsi regolarmente con il gruppo, svolgendo la sua prima e seconda seduta completa con la squadra. Il nostro obiettivo clinico e tecnico è quello di concedergli uno spezzone di gara già mercoledì, nella sfida contro il Bayern, valutando attentamente le sue risposte atletiche nei prossimi giorni. Se i feedback saranno positivi, cercheremo di fargli accumulare ulteriore minutaggio nell'impegno successivo, sfruttando questa settimana per rimetterlo in moto gradualmente. Parliamo di un atleta fermo ai box da oltre venti giorni, pertanto la gestione dei carichi dovrà essere chirurgica e centellinata con saggezza. Il suo ritorno ci riempie di gioia e sono certo che anche il ct della Nazionale ne sarà ampiamente sollevato».
Una gestione delle energie magistrale e un inossidabile spirito di gruppo. Raffaele Palladino esce da San Siro con certezze granitiche, consapevole di poter contare su una rosa in cui ogni pedina risulta decisiva. Messe da parte le nubi europee, l'Atalanta si prepara a vivere il rush finale della stagione con il coltello tra i denti e un'infermeria finalmente vuota, pronta a lanciare la volata verso i traguardi più ambiti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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