La brutale lezione europea inflitta dal Borussia Dortmund impone all'Atalanta guidata da Raffaele Palladino e a un irriconoscibile Gianluca Scamacca una profonda e immediata riflessione. Il palcoscenico della Champions League doveva fungere da misuratore assoluto delle ambizioni nerazzurre, ma si è trasformato in un brusco richiamo alla realtà. Un trauma agonistico che dovrà necessariamente tramutarsi in rabbia e lucidità già dall'imminente e vitale scontro tricolore contro il Napoli, snodo fondamentale per non disperdere il patrimonio costruito in stagione.
IL CROCEVIA STAGIONALE E LE ROTAZIONI - Il calendario non ammette debolezze e presenta un conto salatissimo: tre battaglie in soli sette giorni. Prima di poter sognare un'epica rimonta casalinga contro i tedeschi, l'agenda impone di difendere con le unghie i confini della Serie A. L'incrocio contro i partenopei, seguito dalla sempre insidiosa trasferta del primo marzo contro il Sassuolo, rappresenta uno spartiacque. La classifica si è accorciata, complice il pareggio del Como contro il Milan nel recupero che ha annullato l'ultimo asterisco, riavvicinando pericolosamente i lariani. Inseguire il miracolo di una nuova qualificazione Champions è un dovere che imporrà alla guida tecnica un utilizzo scientifico del turnover e un dialogo incessante con la rosa, vera forza della sua gestione.
L'ENIGMA DEL CENTRAVANTI - Il nodo più intricato da sciogliere riguarda inequivocabilmente il terminale offensivo romano. La sua involuzione appare un rebus di difficile lettura: devastante fino a dicembre, il giocatore è poi incappato in un blocco che sembra fondere timori fisici – legati agli infortuni patiti contro la Roma e in allenamento prima della Cremonese – a un evidente smarrimento mentale. A nulla sono serviti i lampi isolati contro l'Athletic Bilbao o il rigore trasformato contro la Juventus. In Germania è stato un fantasma, sovrastato costantemente, costringendo il mister a virare su Nikola Krstovic, che pur non brillando ha almeno garantito un pressing sensato sulla retroguardia teutonica, ben supportato dalle geometrie di Lazar Samardzic.
IL PESO DEL BLASONE E L'ERRORE TATTICO - L'idea di valutare il reale valore della compagine bergamasca è naufragata dopo soli tre minuti, quando la rete incassata a freddo ha stravolto ogni piano tattico. Va riconosciuta l'immensa caratura dell'avversario: l'attuale seconda forza della Bundesliga porta in dote un pedigree europeo spaventoso, forgiato da sfide recenti contro giganti come Barcellona, Real Madrid e Chelsea. Eppure, il primo tempo è stato un suicidio strategico. I lombardi non hanno mai aggredito una retroguardia tedesca largamente rimaneggiata, subendo passivamente il dinamismo di Felix Nmecha a centrocampo, le scorribande di Julian Ryerson e Julian Svensson sulle fasce, e i movimenti letali del tridente composto da Julian Brandt, Maximilian Beier e uno straripante Serhou Guirassy. A parte un paio di folate isolate di Nicola Zalewski e i palesi disagi di Mario Pasalic adattato a destra, la fase offensiva è stata nulla.
I RIMPIANTI E LA SCOSSA DELLA RIPRESA - A pesare come macigni sull'esito finale sono stati i dettagli e la mancanza di malizia - spiega stamane ed analizza L'Eco di Bergamo -. L'emblema è il secondo gol subìto: una banale, precedente ammonizione per proteste ha di fatto impedito a Berat Djimsiti di spendere il classico fallo tattico per frenare l'inarrestabile progressione del centravanti guineano. Al rientro dagli spogliatoi, tuttavia, i correttivi hanno funzionato. L'ingresso di Isak Hien ha blindato la cerniera difensiva, regalando serenità a Odilon Kossounou e Sead Kolasinac per spingere sugli esterni. Contemporaneamente, Ederson è apparso decisamente più attrezzato dell'ottimo Marten de Roon per pareggiare il passo e l'esuberanza del centrocampo tedesco, coperto magistralmente dalle diagonali di Tommaso Bernasconi.
È proprio da questa solidità ritrovata nella seconda frazione che la Dea deve ripartire. Per ribaltare i pronostici al Gewiss Stadium serviranno coraggio, la bolgia del pubblico e magari l'episodio fortunato di un gol in avvio. Ma prima di sognare in grande in Europa, l'esame di maturità passa inevitabilmente per i tre punti contro la corazzata campana.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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