Il sipario sta per calare su una stagione vissuta sull'ottovolante e in casa nerazzurra è già tempo di profonde riflessioni. Al centro del dibattito, il destino di Raffaele Palladino rappresenta il più intricato dei rebus. Il tecnico campano, chiamato a risollevare una squadra in crisi, attende ancora segnali chiari dalla dirigenza, mentre sullo sfondo prende corpo una vera e propria rivoluzione che promette di stravolgere le gerarchie della New Balance Arena, a partire dall'imminente insediamento di un nuovo direttore sportivo.
I NUMERI DEL NORMALIZZATORE E IL PESO DELL'EREDITÀ - Chiamato a correggere in corsa il disastroso flop iniziale della gestione targata Ivan Juric, l'attuale nocchiere orobico ha portato in dote pragmatismo e normalità. I numeri parlano a suo favore: in venticinque giornate ha racimolato ben quarantacinque punti, viaggiando con un rullino di marcia da quinto posto assoluto (a sole quattro lunghezze dalla Juventus nello stesso arco temporale). Eppure, la pesante flessione primaverile che ha compromesso i sogni legati a Champions, Europa League e Coppa Italia rischia di lasciare un sapore di amara incompiutezza. – come analizza L'Eco di Bergamo – l'amministratore delegato Luca Percassi ha rimandato ogni verdetto definitivo a campionato concluso, consapevole di avere davanti a sé un dilemma dirimente: premiare la continuità o inaugurare un ciclo tecnico totalmente inedito.
IL PATTO COI SENATORI E LE INSIDIE DEL CAMBIAMENTO - L'impatto di Palladino all'interno dello spogliatoio è stato formidabile. Avendo restaurato la centralità della vecchia guardia, il mister gode dell'appoggio incondizionato dei leader. Ne è prova l'investitura pubblica di Marco Carnesecchi: «Una vittoria così è per il mister, che ci ha fatto risalire dopo un inizio fallimentare». Un parere condiviso da veterani ultratrentenni come Marten de Roon, Berat Djimsiti e Mario Pasalic, ai quali il collaudato modulo a tre difensori garantisce comfort e affidabilità. Optare per l'esonero significherebbe non solo tradire questa fiducia, ma costringerebbe la società a sobbarcarsi il peso economico di tre allenatori a libro paga contemporaneamente, un lusso insolito per le casse del club.
L'OMBRA DI GIUNTOLI E LA FINE DEL CICLO A TRE - Il vento del cambiamento, tuttavia, soffia fortissimo dalle parti della scrivania. Tony D'Amico è ormai dato in sicura uscita verso Roma o Milano, pronto a cedere le chiavi del mercato al super favorito Cristiano Giuntoli. E proprio l'ingresso dell'ex architetto juventino e napoletano potrebbe innescare una drastica inversione di rotta tattica. Abituato a costruire formazioni schierate con la difesa a quattro, Giuntoli porterebbe con sé una folta lista di candidati: da Thiago Motta a Vincenzo Italiano, passando per i navigati Maurizio Sarri e Stefano Pioli. Sebbene Palladino conosca bene i meccanismi a quattro dai tempi della Fiorentina, il suo dna è intimamente legato alla retroguardia a tre, spesso declinata in un abbottonato assetto a cinque che ha inevitabilmente limitato il potenziale offensivo, specialmente dopo che Nicola Zalewski è stato chiamato a svolgere i compiti che in passato spettavano a incursori più puri come Ademola Lookman.
MERCATO E RIFONDAZIONE - Scegliere un nuovo comandante significherebbe avviare una rifondazione totale dell'organico. Tra cessioni inevitabili come quella di Ederson (in scadenza tra un anno), sacrifici eccellenti davanti a maxi offerte per gioielli come Giorgio Scalvini e l'esigenza di piazzare pedine che non hanno convinto a pieno come Lazar Samardzic e Raoul Bellanova, il mercato estivo si preannuncia incandescente. La palla passa ora alla proprietà, chiamata a decidere se affidare all'attuale tecnico una squadra finalmente costruita a sua immagine, o se staccare la spina alla dinastia della difesa a tre per abbracciare un futuro tutto da scrivere.
La caccia all'Europa è ormai appesa alle sorti della Coppa Italia altrui, ma a Zingonia si gioca una partita ben più decisiva: quella che disegnerà il volto e l'anima tattica della prossima Dea.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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