Tre settimane fa era la quarta o quinta scelta al centro della difesa. Oggi Relja Obrić (classe 2006) è il difensore che l'Atalanta non può togliere dal campo, non per scelta ma per mancanza di alternative. Entrato a San Siro contro il Milan dopo lo stop di Kolašinac, titolare ad Amsterdam, con il Frosinone e a Firenze, il giovane centrale sta vivendo l'esordio nel calcio dei grandi nel modo più brusco: senza rete di protezione, accanto a compagni che cambiano ogni partita.

LA SERATA DEL FRANCHI - Contro la Fiorentina ha giocato novanta minuti al fianco di Scalvini, dopo aver perso Kristensen dopo quattro minuti. L'episodio che resta è la deviazione sul tiro di João Mário al 61': una traiettoria cambiata che ha spiazzato Carnesecchi e regalato ai viola il 2-1. Un episodio di sfortuna, non di errore, in una partita in cui ha anche murato una conclusione di Gnonto nel finale e tenuto fisicamente il confronto con Pellegrino e Beto. Il primo gol subito, invece, racconta un problema di reparto: l'inserimento di Njie sul secondo palo è arrivato in una zona che la linea avrebbe dovuto presidiare.

IL PERCORSO - Il suo ingresso nelle rotazioni coincide con la settimana nera della difesa, quando Kolašinac si fermò dopo venti minuti a San Siro e Sarri fu costretto a buttarlo nella mischia. Da allora non è più uscito. Kristensen, alla vigilia di una delle ultime gare, aveva promesso di fare di tutto per aiutarlo; la sorte ha voluto che fosse il danese a lasciarlo solo, con Scalvini appena rientrato a prendere per mano il reparto.

I NUMERI - Quattro gare consecutive da titolare, tre in campionato e una in Conference League, in una difesa che nelle ultime due uscite ha subito sei gol. Non è una statistica che si può caricare sulle spalle di un ventenne, ma è il contesto in cui sta imparando: la Dea concede troppo e il centrale più giovane è quello più esposto agli errori di posizione collettivi.

LA PROSPETTIVA - Con Kristensen di nuovo in dubbio, lunedì contro il Parma la coppia Scalvini-Obrić è quasi certa. Contro un attacco che ha segnato cinque gol in nove partite, è un esame con un grado di difficoltà minore rispetto a Firenze, ma proprio per questo più insidioso: le partite in cui la Dea controlla sono quelle in cui la concentrazione cala, e un centrale giovane lo paga per primo.

Titolare per necessità, in crescita per merito: Obrić è il simbolo di un'Atalanta che sta allevando i suoi difensori in campo, non in allenamento. Per Maurizio Sarri è una scommessa obbligata; per Giorgio Scalvini, tornato al suo fianco, è un compagno da guidare.

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Sezione: Zingonia / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 21:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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