Seduto al fianco del suo allenatore, Gianluca Scamacca appare non solo come il bomber recuperato, ma come un leader emotivo pronto a trascinare la squadra. Il gol a Napoli è stato solo l'inizio di una rinascita personale che l'attaccante romano vuole trasformare in carburante per tutta l'Atalanta. Dalla "lezione di vita" appresa durante i mesi di infortunio alla disamina lucida sul doppio volto della Dea in questa stagione, Scamacca non si nasconde. Le sue parole a Francoforte raccontano di un giocatore maturato, che ha sostituito la frustrazione con il lavoro duro e che vede nella Champions League il palcoscenico ideale per dimostrare di essere tornato davvero. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Gianluca, ci tenevi tantissimo a giocare questa Champions. Che cosa rappresenta per te la sfida contro l'Eintracht, in un contesto che si preannuncia di festa sugli spalti?
«È sempre bellissimo giocare in Champions League, soprattutto per me che la rincorro praticamente da due anni. Sarà una partita intensa, difficile, contro un avversario di valore. Però noi abbiamo ben chiaro in testa quello che dobbiamo fare: scenderemo in campo con l'unico obiettivo di portare a casa la vittoria, onorando anche la splendida cornice di pubblico che ci sarà».
È innegabile che l'Atalanta mostri due volti: fatica in campionato, brilla in Europa. Come spiegate dall'interno questa differenza di rendimento?
«Voglio chiarire una cosa: nessuno di noi entra in campo pensando che la Champions sia più importante e il campionato meno. Ogni volta che mettiamo piede sul rettangolo verde diamo il 100% e cerchiamo di ottenere il massimo. È vero, i dati dicono che in Europa abbiamo fatto meglio finora e su questo non c'è dubbio, ma stiamo lavorando duramente per "portare i dadi" a nostro favore anche in Serie A».
Per tornare al top della condizione, credi di aver bisogno di accumulare minuti con continuità o ti basta la gestione attuale?
«La continuità di minutaggio è fondamentale: più giochi, più trovi il ritmo, è naturale. Fortunatamente abbiamo tantissime partite davanti, il calendario è fitto, quindi ci sarà spazio e modo per avere quel minutaggio che mi consentirà di entrare definitivamente in condizione ottimale. È solo questione di tempo».
A Napoli ti abbiamo visto entrare con un piglio diverso: spalle larghe, carico, ti sei caricato la squadra sulle spalle. Hai svoltato non solo fisicamente ma anche mentalmente?
«Sì, a Napoli sono entrato carico, ma la cosa che mi è piaciuta di più non è stata il mio gol o la mia prestazione singola. Ciò che mi ha reso felice è stato rivedere una squadra che giocava insieme. Potevo segnare io, poteva segnare De Ketelaere o qualcun altro, non importava: ho rivisto una squadra unita. Al di là di chi gioca o non gioca, ritrovare questo spirito di coesione è la cosa fondamentale per il futuro».
Vieni da un anno e mezzo sfortunato tra infortuni e stop. Qual è stata la tua forza mentale per rialzarti?
«Basta infortuni, mettiamoli da parte, ne ho avuti abbastanza (sorride, ndr). L'ultimo anno è stato complicato perché non avevo mai vissuto un'esperienza del genere. La cosa che mi ha fatto più male è stata stare lontano dalla squadra, dallo spogliatoio, persino i viaggi in trasferta mi mancavano. Mentalmente però sono sempre stato carico e determinato, avevo l'obiettivo di tornare qui oggi. È stata una lezione di vita: un periodo tosto che però mi è servito tantissimo. Ad oggi posso dire "bene così", perché mi ha fatto crescere».
In questo periodo difficile, ti sei fatto aiutare anche da un supporto psicologico, come accade sempre più spesso nello sport di alto livello?
«Ci andavo anni fa. Ma dopo quello che ho passato l'anno scorso, ho capito che nella vita ci sono cose ben più catastrofiche. Un momento difficile a livello lavorativo si supera, secondo me, stando ancora più ore al lavoro, compattandosi con i colleghi, comunicando di più. Il periodo negativo non dura per sempre. La mia terapia è stata accelerare il percorso lavorando duramente e aprendomi di più con i compagni, magari aiutando chi ne aveva più bisogno. Questa è stata la chiave».
Cosa è cambiato con l'arrivo di Palladino? Qual è la novità principale che ha introdotto?
«Il mister ci ha portato tanta positività, ma soprattutto ci ha portato delle idee chiare e ben decise fin dal primo giorno in cui è arrivato a Zingonia. Avere una guida con questa chiarezza di intenti è stata, a mio avviso, la cosa più importante per tutto il gruppo».
Ultima cosa: a che punto sei del tuo recupero totale? Ti senti finalmente bene?
«Fisicamente mi sento bene. Piano piano, col tempo, le sensazioni migliorano sempre di più. È normale che dopo aver saltato tanti mesi ci voglia un attimo per ritrovare la sicurezza nei movimenti e la fluidità, ma sento che mi sto avvicinando molto alla forma che avevo qualche anno fa».
Niente scuse, niente psicodrammi, solo lavoro e gruppo. Gianluca Scamacca si riprende l'Atalanta con la forza dei nervi distesi e la fame di chi vuole recuperare il tempo perduto. Francoforte è avvisata.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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