Giovanni Sartori non dimentica il suo passato a Bergamo, e da Rimini, durante l’evento inaugurale del mercato estivo, racconta ai microfoni di Ètv il segreto dietro i successi della Dea: «All’Atalanta, il principio fondamentale era vendere bene per diventare sempre più forti. La nostra vera carta vincente era il vivaio: nessun’altra squadra in Italia, e pochissime in Europa, riescono a valorizzare così tanto i giovani cresciuti in casa per rafforzare poi la prima squadra. Forse solo l’AZ Alkmaar lavora in questo modo».
BOLOGNA, LE DIFFICOLTÀ DEL MERCATO - Oggi a Bologna Sartori sta provando a replicare quel modello virtuoso, ma non senza difficoltà: «Il mercato è sempre complicato, specie quando ci si trova davanti giocatori richiesti dai grandi club. Il nostro vero problema è rimpiazzarli adeguatamente, perché spesso i sostituti costano di più di quanto possiamo guadagnare dalle cessioni. Così sembriamo fermi, immobili, ma in realtà stiamo lavorando intensamente dietro le quinte per trovare soluzioni valide. Finora però non sono arrivate offerte irrinunciabili».
L’INCERTEZZA LEGATA ALLE CLAUSOLE - Il dirigente rossoblù entra poi nello specifico citando casi concreti, come quello di Lucumí: «Fino al 10 luglio ha una clausola, perciò fino a quel giorno non sapremo se resterà con noi o meno. L’anno scorso è successo con Calafiori e Zirkzee, per i quali sono arrivate le giuste offerte e siamo stati obbligati a cedere. È giusto vendere, ma poi bisogna essere capaci di individuare rapidamente i sostituti».
ASPETTARE A VOLTE PAGA - Sartori ribadisce poi che i tempi del mercato sono imprevedibili, facendo riferimento diretto ad alcuni affari chiusi negli ultimi anni: «La squadra migliore che abbiamo avuto, quella del secondo anno con Thiago Motta, è stata completata negli ultimi giorni di agosto. Ci sono trattative lunghe che poi si concretizzano quando meno te lo aspetti: con Christensen e Ndoye abbiamo aspettato più di un mese, e alla fine li abbiamo chiusi. Con Saelemaekers il Milan inizialmente ci aveva respinto a giugno, ma poi il 25 agosto sono stati loro a offrircelo».
IL RAPPORTO CON ITALIANO - Infine, Sartori descrive anche il rapporto con il tecnico Vincenzo Italiano, specificando il tipo di dialogo che li lega durante la sessione di mercato: «Con Italiano c’è un dialogo costante, ma forse meno frequente di quanto immaginate. Ci sentiamo quando serve davvero. Normalmente discutiamo molto dei giocatori da acquistare, non di quelli in uscita. Non penso che abbia parlato con i nostri calciatori più richiesti».
Un metodo di lavoro ben collaudato che, dopo aver fatto grande l’Atalanta, Sartori cerca ora di trasferire con successo anche sotto le Due Torri.
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