Il 10 di gennaio del 1993 il mondo del calcio viene scosso dalla morte di Celestino Colombi. Allo stadio Comunale di Bergamo è in programma Atalanta-Roma, una delle partite più calde per quanto riguarda gli scontri tra le tifoserie. Nel dopopartita scattano dei tafferugli, con le tifoserie che entrano a contatto. Lacrimogeni sparati ad altezza uomo, manganellate. Colombi, quantuno anni e un lavoro saltuario al Comune di Nembro (quelli sfortunatamente ritornato nelle trame della storia per il Covid a marzo 2020), passava per le vie dello stadio cittadino per caso. Soffre di anemia perniciosa e lo spavento che gli arreca passare da quelle parti è fatale.

Gli incidenti scoppiano alle 16.15, con i reparti dei Carabinieri che vengono attaccati dagli ultrà dell'Atalanta con lancio di bottiglie, pietre e monetine. La sassaiola continua per parecchi minuti intorno allo stadio, con un cordone che garantisce l'incolumità ai 250 tifosi della Roma. Colombi ha una fitta al cuore mentre è in via dei Caffaro, con due tifosi dell'Atalanta che provano a soccorrerlo. Viene chiamata un'ambulanza, ma non c'è nulla da fare. Oltre a Colombi ci sono tredici feriti, otto agenti e cinque ultrà.

Il turno successivo, nella maggioranza delle curve, c'è uno striscione emblematico. "10-1-1993: La morte è uguale per tutti". L'autopsia non ha riscontrato segni di ferite o percosse, così il morto di Bergamo viene archiviata un po' di corsa, senza fissarsi. La questura, in un primo rapporto: "Per Colombi morte naturale".

Sezione: Accadeva il ... / Data: Mer 10 gennaio 2024 alle 00:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print