Nel calcio i dettagli fanno la differenza, ma quando il dettaglio riguarda lo strumento principale del gioco, la questione diventa sostanziale. Nel corso della trasmissione "Cose Scomode", format di approfondimento in onda sul canale YouTube di AuraSport condotto da Giorgia Rossi, Michele Criscitiello ha sollevato un polverone destinato a far discutere i vertici del nostro calcio. Al centro della polemica non c'è un errore arbitrale o una scelta di mercato, bensì il nuovo pallone "invernale" di colore arancione introdotto in Serie A. Con la consueta schiettezza, il direttore di Sportitalia ha evidenziato una criticità tecnica che rischia di compromettere la fruibilità dello spettacolo televisivo, supportato al tavolo dalle opinioni di Fabrizio Biasin e Carlo Pellegatti. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
L'introduzione del pallone invernale ha scatenato una polemica inaspettata. Nello specifico, durante la recente sfida tra Lazio e Lecce, è emersa una criticità visiva importante. Qual è stata la sua esperienza da telespettatore?
«Lo ammetto: non ci ho capito niente. Ho guardato la partita insieme ai miei figli e abbiamo fatto una fatica tremenda a seguire l'azione, perché il Lecce giocava con la divisa rossa e il pallone era praticamente della stessa tonalità, un rosso-arancione che si confondeva. Se la Lega me ne manda uno in ufficio, o se lo guardo in una foto statica da vicino, dico che è bellissimo, un oggetto di design. Ma il problema sorge quando il risultato va in campo nella produzione live: lì diventa un ostacolo alla visione».
Si tratta quindi di un giudizio estetico o c'è un conflitto tecnico con gli standard della produzione televisiva?
«È un problema strutturale di produzione televisiva. Una partita di Serie A viene ripresa con 16 o 18 telecamere, ma bisogna ricordare che il 75-80% della trasmissione si basa sulla "Camera 1", ovvero l'inquadratura larga che copre il campo. Con quel tipo di inquadratura, quel pallone arancione semplicemente scompare, si perde nel verde del prato. Inoltre, c'è un aspetto gravissimo legato all'accessibilità: in Italia ci sono circa 2 milioni e mezzo di daltonici. Per loro, quel pallone arancione su campo verde diventa verde su verde. Significa aver perso potenzialmente 2 milioni e mezzo di telespettatori. Se mi fai il pallone giallo invernale classico, a cui siamo abituati da vent'anni, va benissimo. Ma questo non funziona».
In un'epoca di iper-tecnologia e cura maniacale del dettaglio, com'è possibile che si sia verificato un errore così macroscopico proprio sull'attrezzo più importante del gioco?
«Questo è l'aspetto più allucinante. Siamo nella stagione 2025/2026, sperimentiamo le telecamere nell'orecchio dell'arbitro per inquadrature soggettive, teniamo i riflettori accesi a giorno anche alle 12:30 con il sole a 30 gradi per garantire la Goal Line Technology e la massima resa televisiva in 4K, e poi? Poi non fai una prova banale sullo strumento principale. Scommetto quello che volete, con tutto il rispetto per la Lega e per Puma che è una grandissima azienda, che nessuno ha pensato di testare la resa cromatica del pallone sulla "Camera 1" prima di approvarlo. L'hanno visto da vicino, gli hanno fatto le foto e hanno detto "che bello". Ma il calcio in tv non si vede da mezzo metro».
Qual è dunque la soluzione? Si tratta di una bocciatura totale del prodotto o di un invito a rivedere le scelte?
«Io non voglio fare il professore, né sto accusando nessuno per partito preso. Però, quando un sistema funziona, deve avere la maturità di capire l'errore, ammetterlo e tornare sui suoi passi. Può darsi che debbano usarlo per contratti commerciali, ma sicuramente questo arancione non va bene. In Inghilterra usano il giallo fluo e funziona, quello con la neve funziona. Questo pallone qui ne avranno prodotti tantissimi, è bello come merchandising: vendetelo nei negozi, facciamo pubblicità, compratelo perché è un bell'oggetto. Ma in Serie A, per favore, non giochiamoci più. Bisogna cambiarlo subito».
Un appello al buon senso prima ancora che una critica tecnica. Michele Criscitiello mette in luce come, talvolta, il marketing e l'estetica rischino di oscurare la sostanza del gioco e la sua fruibilità. La palla, ora, passa metaforicamente (e speriamo visibilmente) alla Lega Calcio per le opportune valutazioni.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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