Giovanni Di Lorenzo che dopo il bellissimo gol vittoria contro l'Inter corre verso Luciano Spalletti è protagonista di un sincero gesto di ringraziamento e riconoscenza. Lui che da un giorno all'altro s'è ritrovato Capitano deve al suo allenatore quell'investitura, quella fascia che gli ha permesso di raccogliere idealmente - 33 anni dopo - uno Scudetto che fino a ieri aveva visto Napoli solo grazie a Diego Armando Maradona.
Ma quell'abbraccio è anche gesto che certifica di un addio che lo spogliatoio del Napoli ha già dolorosamente appreso. "E' già tutto deciso. Basta solo comunicarlo e abbiamo convenuto di farlo a fine stagione", dirà poi Spalletti dopo la partita. Il tecnico di Certaldo ha deciso di chiudere col Tricolore la sua avventura a Napoli: probabilmente perché consapevole di non poter fare meglio, certamente perché voglioso di sottrarsi da un rapporto con De Laurentiis non sempre sereno, tenuto in piedi nell'ultima stagione principalmente dalle vittorie. Una dopo l'altra fino allo Scudetto.
L'addio è sorprendente ma chi oggi conosce bene Spalletti non è poi così sorpreso. E giura che quella di questi giorni non è certo scelta dettata dall'istinto. Tutt'altro. Già durante la stagione il tecnico di Certaldo aveva mostrato segnali di insofferenza e a fine stagione, ultimata la missione, ha deciso di mettere un punto su questa avventura. E allora perché la PEC?
De Laurentiis logora chi ce l'ha
"I contratti che firmi con De Laurentiis non sono validi solo sulla Terra ma nell'Universo". Un paio di giorni fa Faouzi Ghoulam, uno dei migliori terzini della gestione De Laurentiis fino agli infortuni, ha svelato che quando firmi un contratto con Aurelio De Laurentiis devi prepararti a una lettura che dura ore e ore. Generoso e spigoloso. Istrionico, visionario ma anche facilmente irascibile. Il presidente del Napoli un minuto dopo aver vinto lo Scudetto ha fissato il nuovo obiettivo nella vittoria della Champions. "Così è facile. Dice sempre il massimo e casca sempre in piedi", fu il commento di Spalletti. Era il 5 maggio e De Laurentiis gli aveva da poco inviato la PEC per rinnovargli automaticamente il contratto per la stagione 2023/24. Era nelle sue possibilità ma non nelle idee di Spalletti. Che quel gesto se l'è legato al dito, che da quel momento in poi ha avuto ancora meno dubbi.
Il valore della PEC
"Per fare ciò che devo fare non mi servono ali, ma stivali". Alla vigilia di Napoli-Inter Luciano Spalletti ha così commentato le dichiarazioni di De Laurentiis che venerdì scorso, a margine della presentazione delle medaglie celebrative del terzo Scudetto, fece per la prima volta capire che non si sarebbe andato avanti con Spalletti. "Nella vita la libertà è un bene incommensurabile e invalutabile, non bisogna tarpare le ali a nessuno, come nessuno deve farlo con me". Parole rilasciate una settimana dopo la cena di Chiaia con l'allenatore, quella in cui Spalletti ha chiarito di non voler restare e De Laurentiis che l'addio poteva sì esser preso in considerazione, ma a patto di non ritrovarselo da avversario tra qualche settimana. E qui il valore della PEC: al netto della sincera volontà di De Laurentiis di andare avanti con Spalletti, in quel gesto c'era anche la voglia di continuare ad avere il coltello dalla parte del manico. Di costringerlo alle dimissioni se vuole andar via, ma anche di imporgli - in virtù del contratto firmato - di non poter ripartire subito da una diretta concorrente. Di trattare insomma la sua uscita: che non verrà frenata, ma solo a precise condizioni.
Con un contratto De Laurentiis può bloccare l'esodo a Torino
Luciano Spalletti ha sempre indicato in Cristiano Giuntoli uno dei grandi artefici dello Scudetto del Napoli. La sua rivoluzione, le sue intuizioni, hanno dato vita a una squadra che quest'anno non ha vinto il campionato. L'ha stravinto. Ma il rapporto Spalletti-Giuntoli non è solo stato di stima professionale. E' un rapporto che va oltre, che in futuro potrebbe proseguire altrove perché Giuntoli - il primo a far sapere a De Laurentiis di voler scendere alla fermata Scudetto - non vuole solo accettare la Juventus. Vuole subito ricostruirla coi suoi uomini, con le sue persone di fiducia. E chi meglio di Spalletti in panchina?
Una logica connessione che non solo ha fatto infuriare Allegri, ma che lo stesso De Laurentiis aveva immaginato. Ed ecco perché Giuntoli, ad oggi, non è stato ancora liberato. Ed ecco perché Spalletti sarà libero di volare altrove ma solo a condizione che questo viaggio non lo porterà a Torino. Meglio Certaldo, dove gli stivali sono più utili delle ali.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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