Cesare Di Cintio, avvocato bergamasco e autentica eccellenza nel panorama del diritto sportivo italiano, ieri sera a Roma è stato protagonista al Gran Galà del Calcio ADICOSP, ricevendo il prestigioso premio speciale nella categoria "Sport e Diritto". Un riconoscimento che celebra non solo il valore della sua attività professionale, ma anche la qualità delle competenze espresse dal territorio bergamasco nel mondo del calcio. Di rientro da Roma, abbiamo incontrato Di Cintio nel suo studio DCF Legal, in via Tasso 31 a Bergamo, per un commento a caldo sul premio ottenuto, sull'Atalanta e sulle prospettive future del club nerazzurro.
Avvocato Di Cintio, partiamo dalla serata del Gran Galà: che impressioni porta con sé dopo il prestigioso riconoscimento?
«È stata una bellissima serata, organizzata splendidamente dal presidente Alfonso Morrone. Credo sia stato fatto un lavoro eccezionale nel dare spazio e visibilità a chi, nelle varie categorie, lavora dietro le quinte. Mi ha fatto molto piacere essere premiato insieme a tante figure di assoluto valore del calcio italiano confida ai microfoni di TuttoAtalanta.com -. Ricevere un premio dai direttori sportivi, uomini di campo che quotidianamente vivono il calcio, ha un valore particolare e autentico. È anche un riconoscimento alla città di Bergamo, dove è nato tutto e da dove traggo ancora energia e ispirazione».
Non è la prima volta che ottiene premi così importanti: come vive questi momenti di gratificazione professionale?
«Con grande orgoglio e responsabilità. L'anno scorso ho ricevuto il premio di Milano Finanza come miglior avvocato italiano di diritto sportivo, un riconoscimento più ampio e generale. Quello di ieri, invece, è strettamente legato al calcio, il mio mondo, quindi ha un sapore particolare: significa che chi lavora in questo settore apprezza davvero il mio contributo».
Tra i premiati anche Tony D’Amico, direttore sportivo dell’Atalanta: che idea si è fatto di lui e del suo operato?
«Non ho ancora avuto modo di conoscerlo personalmente, ma la mia sensazione è che sia una persona sobria nei modi e molto preparata dal punto di vista tecnico. L’Atalanta è sulla strada giusta affidandosi a professionisti come lui. D’Amico ha le competenze giuste per dare continuità ai grandi risultati che questa società ha già ottenuto. Non era semplice raccogliere l’eredità di Giovanni Sartori, ma si è subito inserito nel tessuto societario, dimostrando acume, intuizione e grande capacità manageriale. Ha una visione strategica rara e un'empatia immediata con la filosofia nerazzurra. I risultati e gli acquisti mirati di questi anni, che mantengono l’Atalanta ai vertici del calcio italiano ed europeo, parlano chiaro: la scelta di D'Amico è stata perfetta».
Secondo lei, quanto è importante avere una società forte alle spalle, indipendentemente dalle figure tecniche e dai calciatori?
«È tutto. Una società solida è ciò che garantisce risultati duraturi. Giocatori e tecnici sono destinati a passare, cambiano nel tempo, ma la forza del club resta sempre. Una società debole è destinata a dipendere troppo dai singoli, diventando vulnerabile. L’Atalanta ha dimostrato negli anni di essere forte, strutturata e lungimirante».
Da tifoso e bergamasco, come valuta l'attuale stagione dell'Atalanta?
«Seguo sempre con attenzione l’Atalanta, e quest’anno mi sembra una squadra tornata a esprimersi ad altissimi livelli. Non siamo più di fronte a una sorpresa: oggi l’Atalanta è una grande realtà, un club stabilmente ai vertici del calcio italiano e internazionale. I risultati confermano la straordinaria qualità di un lavoro che parte dalla dirirgenza e arriva fino al campo, con una programmazione impeccabile».
Uno dei punti fermi di questa Atalanta è Gian Piero Gasperini. Si può immaginare un futuro senza di lui?
«Gasperini ha segnato un’epoca, portando l’Atalanta a confrontarsi a viso aperto con giganti come Liverpool, Real Madrid e PSG. Ha creato un modello unico, capace di rigenerarsi costantemente. Non è mai facile pensare a un’Atalanta senza Gasperini, o viceversa. Tuttavia, sono convinto che, qualunque scenario si presenti, la società saprà sempre fare le scelte migliori, mantenendo inalterata ambizione e qualità».
Secondo lei quale potrebbe essere il nome ideale per la panchina nerazzurra in un ipotetico dopo Gasperini?
«Ho un nome che secondo me sarebbe ideale per Bergamo: Roberto De Zerbi. Lui ha le caratteristiche tecniche e la mentalità giusta per far bene qui. Certo, sappiamo che è bresciano e che la rivalità tra Bergamo e Brescia potrebbe essere un ostacolo, ma credo che possa superarlo facilmente. Però, se dovessi esprimere il mio desiderio personale, il mio sogno assoluto sarebbe un altro... »
Cioè Avvocato?
"Jürgen Klopp, lui sarebbe perfetto per portare la squadra ad un livello addirittura superiore, ma resta ovviamente un sogno difficile da realizzare».
Quindi Klopp resta solo un sogno, mentre De Zerbi una possibilità concreta e profilo ideale?
«Klopp sarebbe certamente straordinario, un sogno da tifoso, da innamorato del bel calcio. De Zerbi, invece, è il nome che vedo come realistico, coerente con il progetto e il modo di lavorare dell’Atalanta. Sarebbe una scelta logica e stimolante per entrambi, anche se il suo dna bresciano e quanto aveva già in passato espresso riguardo ad un possibile ruoto tecnico a Bergamo sicuramente non sarebbe così una strada percorribile».
Quali sono, secondo lei, le pedine fondamentali che hanno garantito continuità alla Dea negli anni?
«Nel percorso straordinario di Gasperini, alcuni punti fermi sono stati determinanti: Toloi, de Roon, Pasalic e, fino a quando c’è stato, Remo Freuler. Calciatori di grande personalità e costanza che hanno saputo interpretare al meglio il progetto tecnico, garantendo equilibrio e leadership in ogni fase».
Parliamo di giovani: l’arrivo di Samaden alla guida del vivaio di Zingonia è stato un colpo di grande prestigio. Come valuta questa scelta?
«Samaden è una garanzia assoluta, il suo curriculum parla da sé. Con lui l’Atalanta ha dato continuità al lavoro straordinario lasciato da Mino Favini. Credo che l’Atalanta oggi possa ambire a diventare un riferimento anche in Europa per il settore giovanile, sulla scia di grandi club come Barcellona o squadre inglesi. Non è utopia immaginare, presto, giovani del calibro di Lamin Yamal emergere direttamente da Zingonia: il lavoro sui giovani prospetti come Vlahovic, Navarro (acquistato dal Barcellona B per circa 2 Milioni), Diao (prelevato dal Verona e in prestito al Granada, ndr) e Lonardo (500mila euro dalla Sambenedettese in Serie D a gennaio) dimostra che la direzione è quella giusta».
Come vede l'Atalanta nel prossimo futuro, anche alla luce dei premi ricevuti da lei e D’Amico?
«La vedo bene, perché premi come questi testimoniano la qualità e l’eccellenza delle figure che lavorano all’interno e attorno al club. Significa che il modello Atalanta funziona. Non è una questione di fortuna, ma di competenza, visione e gestione attenta. Il futuro sarà ancora ricco di soddisfazioni».
Avvocato, cosa sente di dire ai giovani che vogliono intraprendere la sua strada professionale?
«Che il talento da solo non basta: servono sacrificio, passione e soprattutto correttezza. È l'etica, unita al lavoro quotidiano e alla competenza, che permette di raggiungere grandi obiettivi. È questo che cerco sempre di trasmettere ai miei collaboratori e ai giovani professionisti con cui entro in contatto».
Un messaggio forte e chiaro che arriva direttamente da uno dei professionisti più apprezzati del panorama nazionale: Bergamo continua a essere terra di eccellenze e Di Cintio ne è testimone diretto.
© Riproduzione riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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