L’eco delle parole del procuratore Martin Guastadisegno ha attraversato Roma e Buenos Aires come un lampo mediatico: «Tutto è possibile, se non arriva la chiamata dell’Argentina…». Un’apertura solo apparente, quella sull’ipotesi di una naturalizzazione italiana per Matías Soulé, fantasista classe 2003 oggi protagonista con la Roma. In realtà, chi conosce da vicino la vicenda sa che nulla è cambiato. Nel 2023, quando Luciano Spalletti e la Figc gli proposero di vestire l’azzurro sfruttando il doppio passaporto, la risposta del giocatore fu netta: «Mi sento argentino». E quella convinzione resta intatta.
LA MOSSA DELL’AGENTE – A Coverciano nessuno si è sorpreso. La sensazione, condivisa anche ai vertici della Federazione, è che la recente sortita del suo procuratore serva più a richiamare l’attenzione del ct campione del mondo Lionel Scaloni che non a riaprire davvero la pista italiana. Soulé, reduce da un avvio di stagione scintillante con la Roma, sperava in una convocazione per gli impegni di ottobre. Ma Scaloni, per ora, non lo ha mai fatto debuttare con la selezione maggiore, limitandosi a portarlo in panchina una sola volta — nel settembre 2024, contro il Cile.
In Argentina, la concorrenza tra i mancini di fantasia è feroce: con Messi ancora protagonista e Di María fino a poco fa padrone della fascia, gli spazi per gli eredi naturali sono sempre stati limitati. Tuttavia, dopo il Mondiale, qualcosa potrebbe cambiare. Soulé e il suo entourage ne sono consapevoli, e l’uscita pubblica dell’agente suona più come un promemoria per il ct albiceleste che come un reale ammiccamento all’Italia.
L’ITALIA OSSERVA, MA NON ASPETTA – A differenza di quanto accaduto con Retegui - descrive La Gazzetta dello Sport -, stavolta il Club Italia non ha in programma nuovi contatti. Spalletti e i dirigenti federali hanno voltato pagina, anche perché Soulé — per talento e per età — resta legato alla speranza di vestire la maglia biancoceleste dell’Albiceleste.
La struttura della Figc dedicata alla ricerca di oriundi, composta da due osservatori stabili con incarichi internazionali, continua però a lavorare. È la stessa rete che, grazie al legame tra Mancini e Verón, permise di “scoprire” Retegui. Il metodo non cambia: individuare i profili giusti, valutarne la disponibilità e gestire il processo di naturalizzazione senza forzature.
UN CASO DIVERSO: AHANOR – Molto diversa, invece, la situazione di Honest Ahanor, il difensore nigeriano dell’Atalanta rivelazione della Serie A. Nato ad Aversa nel 2008, cresciuto calcisticamente tra Genoa e Bergamo, non ha ancora la cittadinanza italiana ma la otterrà non appena compirà 18 anni, nel febbraio 2026. Solo allora potrà essere convocabile dalla Nazionale di Gattuso, che lo segue con grande interesse.
Un intoppo burocratico legato alla mancata cittadinanza della madre ha rallentato i tempi, ma la Figc è pronta a intervenire. Lo stesso Ahanor, che ha già manifestato la volontà di giocare per l’Italia, dovrà attendere ancora qualche mese prima di poter iniziare l’iter formale.
Il doppio filo tra appartenenza e opportunità calcistica continua a intrecciare destini. Soulé sogna di convincere Scaloni e di debuttare con la sua Argentina; Ahanor sogna l’azzurro e il Mondiale. Due percorsi opposti, uniti dalla stessa parola chiave: futuro.
Per ora, a Coverciano si guarda avanti. L’Italia non chiude le porte a nessuno, ma la maglia azzurra resta un traguardo da desiderare, non una scorciatoia da imboccare.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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