La storia di Ivan Juric è quella di un allenatore che ha sempre seguito la propria visione, anche quando il calcio gli chiedeva di piegarsi alle logiche del risultato. Nato a Spalato il 25 agosto 1975, Juric ha costruito la sua carriera in Italia, prima da calciatore — centrocampista di lotta e intelligenza tattica, con le maglie di Crotone e Genoa — poi da tecnico, percorrendo passo dopo passo la lunga via che lo ha portato fino alla Serie A e alla Champions League con l’Atalanta.
GLI ANNI CON GASPERINI - L’inizio del suo viaggio in panchina è indissolubilmente legato al nome di Gian Piero Gasperini, il suo maestro. Juric ha fatto parte del suo staff all’Inter, poi lo ha seguito al Palermo, apprendendo i segreti di un calcio fatto di intensità, idee e organizzazione maniacale.
Da quell’esperienza nacque il suo credo: pressing alto, gioco verticale, coraggio nell’uno contro uno. Tutti tratti che avrebbe poi provato a replicare da primo allenatore, con alterne fortune.
L’ESORDIO A GENOVA E L’IMPRESA CON IL CROTONE - Il suo debutto da capo allenatore in Serie A arriva con il Genoa, il club che più di ogni altro lo ha segnato. Ma è a Crotone, in precedenza, che Juric scrive la prima pagina importante della sua carriera: stagione 2015-16, una promozione in Serie A storica, da secondo posto e record di punti, che lo consacra come uno dei tecnici emergenti del panorama italiano.
Al Genoa, tra tre esperienze diverse fatte di esoneri, ritorni e salvezze complicate, Juric si consolida ma non riesce mai a trovare la continuità necessaria. Il suo calcio, bello e intenso, spesso si infrange contro i limiti di rosa e contesto.
L’IDENTITÀ A VERONA E IL SALTO AL TORINO - La vera maturità arriva con l’Hellas Verona, tra il 2019 e il 2021. Due stagioni memorabili, in cui Juric costruisce una squadra aggressiva e riconoscibile, capace di imporsi anche contro le big grazie a un mix di disciplina e ferocia tattica.
Le sue idee convincono il Torino, che lo chiama nell’estate 2021 per rilanciare un club in crisi. In tre anni sotto la Mole, Juric ridà identità ai granata, centrando la parte sinistra della classifica e valorizzando diversi giocatori, ma senza mai spiccare il salto verso l’Europa che molti gli chiedevano.
LA TRAVERSATA INGLESE E IL RITORNO IN ITALIA - Dopo Torino, Juric vive un’annata convulsa e disordinata. Nell’estate 2024 raccoglie la sfida della Roma, ma la sua avventura nella Capitale dura poco: appena due mesi e un esonero dopo il ko col Bologna.
Ad aprile arriva la parentesi in Premier League, chiamato dal Southampton in piena zona retrocessione: un’avventura breve e sfortunata, chiusa con la caduta del club in Championship. Da lì il ritorno in Italia, a giugno, con la chiamata dell’Atalanta. Un incarico prestigioso, carico di aspettative, ma anche di peso: raccogliere l’eredità di Gasperini, il suo maestro e punto di riferimento. Un cerchio che sembrava destinato a chiudersi nel segno della continuità, e che invece si è spezzato troppo presto.
L’EPILOGO A BERGAMO - A Bergamo Juric non è riuscito a imprimere la sua impronta. Dopo un avvio promettente, i risultati lo hanno tradito, fino all’esonero del 10 novembre 2025, esattamente un anno dopo quello subito alla Roma.
Una coincidenza amara che segna, forse, la fine di un ciclo e l’inizio di una riflessione profonda sul suo percorso.
Idealista, ruvido, sincero fino all’eccesso, Ivan Juric resta uno degli allenatori più autentici del panorama europeo. Forse non un vincente, ma un uomo che non ha mai smesso di inseguire la propria idea di calcio — anche quando tutto intorno gli chiedeva di cambiarla.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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