C'è una legge non scritta nel calcio che spesso si rivela la più crudele: tornare dove si è stati felici è un rischio, ma sfidare la propria creatura lo è ancora di più. Gian Piero Gasperini lascia Bergamo con una verità in tasca che brucia più della sconfitta: «Gli applausi a te, i 3 punti a me». L'Atalanta ha voltato pagina, e lo ha fatto nel modo più netto possibile, dominando sul campo una Roma apparsa fragile e confusa. Se l'ex tecnico si aspettava un tributo oceanico di affetto, la realtà della New Balance Arena è stata ben diversa, trasformando la notte dei sentimenti in una lezione di pragmatismo nerazzurro.

UN RITORNO SENZA TAPPETO ROSSO - Il retroscena della vigilia racconta molto delle aspettative del Gasp: una telefonata ad Antonio Percassi per proporre una passerella comune sotto la Curva, un gesto per sigillare nove anni di storia. Quel «sì» incassato, però, si è perso nella nebbia del pre-partita. Quando il tecnico è entrato in campo per il riscaldamento, l'indifferenza è stata quasi palpabile. Solo uno striscione ha rotto il ghiaccio, ma con l'amarezza tipica degli amanti traditi: «Una bella storia si giudica anche dal finale… peccato». Il primo vero coro è arrivato solo al 26', con la Dea già avanti e padrona del campo. Bergamo non dimentica la bellezza, ma ha scelto di guardare avanti.

IL CAPOLAVORO TATTICO: ZALEWSKI SPACCA LA PARTITA - Se sugli spalti il clima era tiepido, in panchina la sfida è stata rovente. E l'ha vinta Raffaele Palladino. Il tecnico nerazzurro ha rispolverato la mossa che già in passato aveva fatto male al Gasp: un 3-4-2-1 disegnato apposta per togliere ossigeno alla mediana giallorossa. La chiave di volta è stata Nicola Zalewski: schierato come trequartista aggiunto, il polacco ha unito quantità e qualità, mandando in tilt il sistema avversario. Il confronto sulle fasce è stato impietoso: Zappacosta e Bernasconi sembravano Djalma e Nilton Santos al cospetto dei disastrosi dirimpettai romanisti.

IL PARADOSSO DELLA CLASSIFICA - Il campo ha raccontato una verità che la classifica attuale nasconde. La Roma ha 8 punti in più, ma l'Atalanta è sembrata nettamente più forte, più profonda e più squadra. La difesa di Palladino ha dato spettacolo per tempismo e rabbia agonistica (monumentale il salvataggio di Djimsiti sulla linea), mentre quella giallorossa ha pasticciato a ripetizione, regalando il gol a Scalvini con un'uscita a vuoto di Svilar. È il paradosso del post-Gasp: il tecnico ha portato la Roma ad altezze che forse la rosa fatica a sostenere, mentre Palladino ha saputo rianimare le conoscenze calcistiche radicate a Zingonia dopo la depressione della parentesi Juric.

SCAMACCA GIGANTE, FLOP GIALLOROSSO - La differenza l'hanno fatta anche i singoli - scrive La Gazzetta dello Sport -. Scamacca, fisico e tecnico, è esattamente il centravanti che Gasperini sogna da inizio stagione ma che si trova contro. Dall'altra parte, Ferguson e Dovbyk in due non hanno fatto un giocatore vero, annullati dalla retroguardia orobica. L'unica fiammata ospite è nata da un errore di Ederson, ma per il resto è stato un monologo nerazzurro, con un raddoppio annullato dal Var e una gestione del match che ha rasentato la perfezione.

Al fischio finale, Gasperini ha imboccato il tunnel quasi di corsa, a testa bassa, inseguito dagli ultimi applausi di una tifoseria che lo rispetta ma non lo rimpiange più come prima. Forse, in fondo a quell'amarezza, c'è un pizzico d'orgoglio: essere stato sconfitto dalla bellissima creatura che lui stesso ha messo al mondo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Dom 04 gennaio 2026 alle 23:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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