Il cuore non dimentica mai i colori che lo hanno fatto battere più forte. In vista dell'incandescente crocevia europeo che andrà in scena sul prato della New Balance Arena, l'ex roccioso difensore Maximiliano Pellegrino ha riavvolto il nastro delle emozioni, tracciando un bilancio a tutto tondo sul momento d'oro della formazione bergamasca e sulle insidie del big match contro la Vecchia Signora in chiave quinto posto.
L'EREDITÀ RACCOLTA E IL SOGNO CHAMPIONS - Il post Gian Piero Gasperini rischiava di essere un campo minato, ma l'impatto della nuova guida tecnica è stato a dir poco devastante. «All'inizio c'è stata una fisiologica fase di assestamento, ma Raffaele Palladino è stato magistrale nel prendere le redini in corsa. Guardare il reparto arretrato di oggi mi inorgoglisce: è impossibile fare paragoni con me stesso, ma hanno difensori formidabili che permettono di lottare stabilmente per l'Europa», ha sottolineato l'ex centrale sudamericano. L'obiettivo del quinto posto, che spalancherebbe le porte della massima competizione continentale, è ancora vivo e pulsante: «La speranza non deve mai spegnersi a Bergamo. La distanza c'è, ma bisogna combattere con le unghie fino all'ultima giornata, e lo scontro diretto contro i bianconeri sarà il vero spartiacque di questo finale di stagione».
LA MAGIA DEL BELGA E I TORMENTI OLANDESI - Analizzando le dinamiche del rettangolo verde, il paragone tra chi ha trovato la sua dimensione e chi l'ha smarrita è impietoso. Per compensare l'addio del trionfatore di Dublino, Adem Lookman, la dirigenza ha trovato una nuova stella polare in Charles De Ketelaere. «Lui è un fuoriclasse assoluto, il vero motore offensivo del gruppo: l'Atalanta si appoggia costantemente alla sua immensa qualità dentro l'area», ha sentenziato l'argentino. Un'isola felice che, al contrario, manca tremendamente a Teun Koopmeiners sotto la Mole. – come riferisce TuttoMercatoWeb – il passaggio in maglia zebrata non ha finora restituito le stesse magie ammirate in Lombardia: «Il calcio vive di contesti, dettagli e fiducia. Quando sei circondato da un ambiente che crede ciecamente in te e ti valorizza, riesci a fare la differenza. Evidentemente, l'olandese sta pagando a caro prezzo questa mancanza di alchimia nel suo nuovo club».
IL MURO BIANCONERO E IL PARAGONE SCOMODO - L'ostacolo che si presenterà sabato porta la firma di Luciano Spalletti, un tecnico che sta plasmando con la sua proverbiale filosofia il mondo Juventus. «Mi piace molto come lavora il mister toscano, sta dimostrando di poter reggere le enormi pressioni di quella piazza, perdendo pochissime partite pur mancando a tratti di continuità», ha analizzato l'intervistato. Tra le fila ospiti brilla il talento purissimo di Kenan Yildiz, ma sui parallelismi con i mostri sacri del passato serve la massima cautela: «Il turco fa cose impressionanti e ha un potenziale clamoroso per portare soddisfazioni alla società, ma scomodare un'icona leggendaria come Alessandro Del Piero mi sembra fuori luogo».
IL GOL ALLA VECCHIA SIGNORA E QUEL MALEDETTO RIGORE - Il tuffo nel passato è un turbinio di emozioni per chi ha vissuto in prima linea tre intense stagioni a Bergamo, sfiorando l'ingresso in Coppa UEFA in un'epoca in cui le superpotenze dominavano incontrastate. Impossibile cancellare la gioia del clamoroso sigillo personale nel vibrante due a due del 2009, contro un avversario farcito di campioni come Pavel Nedved. Un triennio impreziosito dagli insegnamenti di due santoni della panchina: «Luigi Delneri era un maestro maniacale della fase difensiva, ci faceva sentire il cuore pulsante del gioco, mentre Antonio Conte era un martello incredibile sulla cura dei dettagli».
C'è spazio anche per le ferite mai del tutto rimarginate, come il controverso match col Bologna del 2010 in piena bagarre salvezza: «Fu un'annata stregata per me. Contro gli emiliani ci fischiarono un rigore inesistente. L'arbitro sbagliò clamorosamente, ma col senno di poi mi assumo anche io le mie responsabilità per aver peccato di troppa veemenza nel finale. Fortunatamente il club seppe rialzarsi alla grande».
LA SENTENZA PER IL BIG MATCH - Con il cuore irrimediabilmente legato alla sua ex tifoseria, il pronostico per la super sfida non ammette alcun tipo di tentennamento. L'affetto e la profonda riconoscenza verso la gente di Bergamo si traducono in un appoggio totale alla causa: «Mi aspetto una partita spettacolare e senza esclusioni di colpi. La Juventus ha un potenziale offensivo e strutturale enorme, ma questa Dea ha la fame e le carte in regola per portare a casa un risultato importantissimo e alimentare i propri sogni continentali».
Il verdetto finale spetta come sempre al rettangolo verde, ma la benedizione di chi ha sputato sangue per questa maglia è già una spinta in più verso il traguardo.
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