L'aria elettrica della volata primaverile avvolge la Capitale e infiamma le parole di Gian Piero Gasperini. Alla vigilia dell'incandescente posticipo pasquale che vedrà la sua Roma di scena a San Siro contro l'Inter capolista, il tecnico di Grugliasco traccia un bilancio lucido e senza sconti. Tra la feroce determinazione di centrare il pass per la prossima Champions League, snodo cruciale per le casse della società, e le profonde riflessioni sulle macerie del movimento calcistico azzurro, l'ex stratega della Dea si prepara a vivere ottanta minuti da dentro o fuori, a caccia di un'impresa che potrebbe ribaltare definitivamente le gerarchie del torneo.
LA VOLATA FINALE E L'OSSESSIONE CHAMPIONS - Il traguardo è ormai all'orizzonte e i margini d'errore si assottigliano inesorabilmente. A otto giornate dal termine, la compagine capitolina si gioca una fetta enorme del proprio futuro contro un avversario lanciatissimo verso il tricolore. «I conti bisogna farli alla fine, siamo ancora dentro a una volata», ha ribadito con fermezza l'allenatore piemontese. L'accesso al massimo palcoscenico europeo non è soltanto un vezzo sportivo, ma un'esigenza finanziaria assoluta: i pesanti fardelli ereditati dalle precedenti gestioni impongono decisioni strategiche che solo i ricchi introiti Uefa potrebbero alleggerire.
IL RISCATTO DI MALEN E LA SINTONIA CON IL CLUB - Le sirene del mercato e i continui interrogativi sulla sua permanenza in panchina non scalfiscono la concentrazione del tecnico, che vanta un dialogo schietto e totalmente condiviso con la proprietà. L'obiettivo comune è blindare un'intelaiatura solida, impreziosendola senza cadere nell'errore di smantellarla. Sul fronte dei singoli, l'impatto di Donyell Malen è stato dirimente. «Penso che abbia convinto tutti, poi chiaro che ci sono delle valutazioni economiche che deve fare la società», ha ammesso l'allenatore, sottolineando l'indiscutibile valore dell'attaccante. Nonostante le due brucianti e recenti sconfitte consecutive patite contro Genoa e Como, la priorità assoluta resta la coesione del gruppo, vero motore trainante di un'avventura costruita su una fiducia reciproca inossidabile.
L'INFERMERIA E I BALLOTTAGGI PER MILANO - La marcia di avvicinamento al prato del Meazza è stata costellata da notizie agrodolci sul fronte dell'infermeria. Se Matías Soulé ha finalmente smaltito i suoi acciacchi, riprendendo ad allenarsi a pieno regime nelle ultime due settimane, restano purtroppo fermi ai box Wesley e Manu Koné, rientrati malconci dagli impegni internazionali. «Entrambi sono più positivi di quella che è la diagnosi, ma chiaramente non per domani», ha precisato lo stratega. Per quanto concerne l'undici titolare, i duelli sulle corsie restano apertissimi: a contendersi una maglia ci sono Devyne Rensch e Kostas Tsimikas, mentre un Angeliño in forte e costante crescita viene giudicato dal mister non ancora del tutto maturo per partire dal primo minuto in una sfida di tale pressione.
IL J'ACCUSE SULLE MACERIE AZZURRE - Da profondo conoscitore delle dinamiche del nostro pallone, il mister romanista non si è poi sottratto a un'amara e chirurgica disamina sul nuovo, disastroso fallimento della Nazionale. Allontanando con la consueta eleganza le voci che lo vorrebbero come prossimo commissario tecnico, l'analisi ha puntato dritto al cuore del problema: «Non esiste qualcosa che possa risolvere la situazione, è un sistema che sicuramente non funziona. È un problema strutturale che va affrontato da tutti». Un monito severo che richiama l'intero sistema a una vera rifondazione sportiva, ben più profonda della semplice nomina di un singolo allenatore.
L'attesa è ormai finita. La notte di San Siro dirà molto, se non tutto, sulle reali ambizioni di una formazione che, forgiata nel carattere dal suo timoniere, vuole scrivere un epilogo di campionato da assoluta protagonista.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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