Il clima attorno a Gian Piero Gasperini nella sua complessa avventura capitolina si fa sempre più rovente, alimentato da un cortocircuito mediatico che ha del clamoroso. A far rumoreggiare l'ambiente giallorosso in queste ore non sono soltanto i dubbi legati al mercato e alle prestazioni sul campo, ma le spiazzanti giravolte verbali di chi, teoricamente, avrebbe dovuto fungere da scudo e garante assoluto per l'ex condottiero dell'Atalanta.

LA PRESA DI DISTANZA - Le recenti esternazioni rilasciate nel pre-partita della sfida contro il Pisa da Claudio Ranieri, attuale senior advisor della proprietà, hanno squarciato il velo sulle profonde crepe interne al club. Commentando i malumori del tecnico, il dirigente ha rimescolato le carte sulla genesi dell'ingaggio: «Abbiamo proposto cinque o sei allenatori, tre non sono venuti e la società ha scelto Gasperini». Un messaggio tra le righe fin troppo esplicito: la decisione finale non porta la sua firma esclusiva, un vero e proprio scaricabarile preventivo che suona come un sinistro avvertimento in un momento di palese difficoltà ambientale.

L'ILLUSIONE DEL MODELLO OROBICO - Nelle stesse dichiarazioni, l'ex manager testaccino ha provato a giustificare la mossa strategica richiamando i miracoli sportivi ammirati negli scorsi anni in Lombardia. «Lo abbiamo scelto per replicare quanto fatto a Bergamo: partire dai giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici», ha aggiunto il consulente, sottolineando di aver smesso di allenare proprio per digerire serenamente un preventivato anno di costruzione. Eppure, questa serenità apparente cozza pesantemente con le pressioni attuali e maschera a fatica un nervosismo strisciante.

IL CORTOCIRCUITO E LA MEMORIA CORTA - A rendere la narrazione ancor più grottesca è il netto e imbarazzante contrasto con quanto proclamato dallo stesso dirigente meno di un anno fa. Era il diciassette giugno quando, durante la conferenza stampa di presentazione, le versioni fornite erano diametralmente opposte. In quell'occasione, confessò di aver contattato personalmente il mister («Perché no?!», fu la presunta e immediata risposta), arrogandosi gran parte del merito per l'intuizione da sottoporre ai vertici. «Roma ha bisogno di un personaggio forte, per questo ho fatto il suo nome tra tanti, pur dicendogli che mi era antipatico», sentenziò fiero, promettendo di affiancarlo come un amico in disparte pronto a risolvere le emergenze. Promesse di fratellanza sportiva che oggi, di fronte alle prime burrasche, sembrano essersi inesorabilmente dissolte nel vento della Capitale.

Tra presunti amici pronti a sfilarsi e progetti a lungo termine già messi in pesante discussione, l'avventura romana del mister assomiglia sempre più a un labirinto privo di rassicuranti vie d'uscita.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Ven 10 aprile 2026 alle 23:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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