L'onda lunga del fallimento mondiale continua a scuotere le fondamenta del calcio italiano, ma tra le mura della Pinetina c'è chi ha deciso di erigere una fortezza a protezione dei propri calciatori. Cristian Chivu, attuale guida tecnica dell'Inter, ha rotto il silenzio per difendere a spada tratta i suoi ragazzi, finiti nell'occhio del ciclone dopo la disfatta azzurra a Zenica, e per serrare le fila in vista di un crocevia fondamentale per le sorti del campionato.
L'ELOGIO AL SACRIFICIO - Il dibattito pubblico si è ferocemente accanito sull'espulsione che ha complicato i piani dell'Italia, ma l'allenatore romeno ha voluto ribaltare radicalmente la prospettiva, esaltando l'abnegazione di Alessandro Bastoni. «Lo avevo lasciato claudicante e con le stampelle, eppure tre giorni dopo era già in campo a stringere i denti. In un momento di enorme difficoltà, ha messo la faccia e il corpo per provare a coronare il sogno di un'intera nazione», ha spiegato il tecnico, sottolineando come il difensore sia profondamente amareggiato per il cartellino rosso, ma al contempo rinvigorito dalla stima assoluta dei compagni. Un attaccamento alla causa che va oltre le mere dinamiche contrattuali: per il futuro del centrale, il mister auspica una felice e serena permanenza a Milano, pur chiarendo che l'ultima parola spetterà unicamente al professionista.
IL PESO DELL'AZZURRO E IL MODELLO OROBICO - La complessa gestione delle tossine fisiche e psicologiche accumulate durante la sosta rappresenta uno snodo cruciale per i meneghini. Avere ben cinque elementi a rappresentare l'Italia è considerato un vanto dalla dirigenza nerazzurra, che rifiuta categoricamente di trasformare il proprio blocco in un capro espiatorio.
IL RITORNO DEL GRANDE EX - Il calendario, tuttavia, non ammette distrazioni e propone subito un incrocio da brividi. Domenica sera l'Inter, reduce da un magro bottino di due punti nelle ultime tre uscite, ospiterà la rinvigorita Roma del grande ex Gian Piero Gasperini. «Siamo perfettamente consapevoli dell'immenso valore dei giallorossi, della forza del loro collettivo e delle brillanti idee del loro allenatore. Serviranno la personalità giusta, un coraggio da leoni e tanta ambizione per domare un avversario che si preannuncia ostico e aggressivo», ha avvertito il mister interista, invitando i suoi a resettare la mente per tornare a dominare il gioco.
IL CORAGGIO DEI GIOVANI E LE CERTEZZE OFFENSIVE - Nonostante il recente rallentamento, il clamoroso ruolino di marcia da quattordici vittorie e una sola sconfitta in diciotto gare certifica l'assoluta competitività della capolista. Per respingere gli assalti delle inseguitrici servirà l'apporto di tutto l'arsenale, dalle certezze di Lautaro Martinez, Ousmane Diouf e Luiz Henrique, fino a Marcus Thuram, tornato carico dalla rete siglata con la Francia. Ma è sulla sfrontatezza giovanile che l'ex difensore pone l'accento, applaudendo il gesto di Francesco Pio Esposito in azzurro: «Mi è bastato sapere che è stato lui a chiedere la palla per battere quel rigore pesantissimo. Il fatto che abbia avuto il coraggio di prendersi una tale responsabilità è un segnale straordinario, sia per il nostro club che per il futuro della Nazionale».
LA VETTA E IL RIFIUTO DEGLI ALIBI - In chiusura, un fendente netto contro la cultura del sospetto e le polemiche arbitrali che spesso intossicano l'ambiente. Ribadendo la superiorità dei valori sportivi, il tecnico ha liquidato la questione Var con eleganza e fermezza: «Registro spesso una palese disparità di trattamento mediatico quando subiamo noi delle decisioni avverse. Sappiamo bene che, storicamente, la squadra che occupa la prima posizione è sempre la più odiata. Ma io non spreco energie a pensare agli arbitri: il mio unico, grande obiettivo è far esprimere questi ragazzi al massimo delle loro potenzialità».
La parola passa ora al prato verde del Meazza, il giudice supremo chiamato a sentenziare se la lunga sosta avrà curato le ferite azzurre o acuito i tormenti nerazzurri.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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