Nell'appuntamento settimanale su queste colonne, all'incirca un mese fa, illustravamo la situazione che si stava producendo in casa Juventus anticipando una rivoluzione che all'epoca avevamo definito “silenziosa” e che avrebbe potuto coinvolgere anche il destino di Max Allegri. In mezzo sono successe tante cose, troppe in realtà per poter essere considerate accettabili, e la conseguenza diretta è che quei meccanismi di cambiamento abbiano iniziato a fare decisamente più rumore di quanto non fosse accaduto sino al 28 di aprile. In attesa che ciò che vi raccontiamo da mesi diventi realtà, anche al netto di retromarce mediatiche che non trovano riscontri nella concretezza dei fatti, è ormai sotto gli occhi di tutti che la posizione del tecnico livornese non sia più così solida come appariva essere sino a quel punto della stagione.
Se da una parte ci sono le oggettive scusanti per la gestione e le inversioni di marcia prima abbozzate e poi reali della Giustizia Sportiva, per un trattamento inaccettabile nei confronti dei bianconeri così come lo sarebbe stato nei riguardi di qualsiasi altra squadra a prescindere da colpevolezza o innocenza, dall'altra non si possono tacere le oggettive mancanze di una squadra che aveva denotato carenza di gioco e di risultati anche ben prima che la mannaia della penalizzazione iniziasse ad influenzare umori ed obiettivi stagionali. Utilizzare quell'aspetto alla stregua di un alibi per i risultati (non) conseguiti sarebbe un errore che la nuova Juventus non ha intenzione di commettere.
Un altro flashback ci riporta ad uno dei momenti più bui di una stagione che l'Inter ha avuto il merito di rendere incredibilmente scintillante. Era la fine di settembre, i nerazzurri avevano iniziato a lasciare intendere che il campionato non sarebbe stato cosa loro, e presentando la successiva gara contro la Roma (poi persa) Inzaghi diceva testualmente: “ Parla la mia storia: dove lavoro io aumentano i ricavi, dimezzano le perdite e arrivano i trofei”. Apriti cielo!
Musica per le orecchie dei detrattori, che presero spunto da quell'accorata autodifesa per leggerci arroganza e distacco da una realtà che avrebbe avuto a breve l'incarico si sbugiardare il tecnico piacentino. La realtà dei fatti ha dato invece riscontri totalmente contrari rispetto ai truci scenari vaticinati dai critici: Inzaghi aveva ragione su tutta la linea! Anche nella sua seconda stagione in nerazzurro sono arrivati due trofei, verranno addirittura disputate tutte le partite che era possibile disputare arrivando in fondo a tutte le competizioni, e 'è addirittura una prospettiva di rendere l'anno di grazia 2023 come uno di quelli (al momento sono tre) assolutamente indimenticabili per la storia ultracentenaria del club.
Ancora più eloquente e probabilmente anche decisamente più efficace per le scelte di chi (Steven Zhang) non a caso si è affrettato ad ufficializzarne la conferma anche per la prossima stagione, è il capitolo economico: solo dalla campagna europea di questa stagione, i nerazzurri hanno ampiamente sfondato la tripla cifra di ricavi, cui va potenzialmente aggiunta la rivalutazione economica dei calciatori che potrebbero essere utilizzati nel player trading della prossima estate. Insomma una benedizione totale che era folle mettere in discussione a metà strada, e che bene ha fatto la pazienza dell'Inter ad attendere con tutti i frutti che ne conseguiranno.
Sull'altra sponda del Naviglio era atteso per oggi il cosiddetto Leao-Day. Non sarà così ma poco importa, perchè al di là della corsa ad anticipare l'annuncio ufficiale, la vera svolta è già reale e tangibile da quasi tre settimane. Ovvero dal giorno della semifinale di andata di Champions League quando il portoghese trovò l'accordo con il Milan grazie al lavoro dei professionisti che il club rossonero aveva incaricato di dirimere la questione più intricata che dovesse risolvere. Come preannunciato, oggi potrebbe non arrivare nessun post sui social network, ma Leao il suo rinnovo con il Milan lo ha già firmato e la sua volontà non è mai stata in discussione.
Chiudiamo con il Napoli e con la prospettiva di proseguire il percorso di crescita che alberga nella mente e nei progetti di De Laurentiis anche al netto dei pesanti addii cui dovrà far fronte nelle prossime settimane. L'idea Luis Enrique, come illustrato nelle ultime ore da Alfredo Pedullà, è parte integrante dei pensieri del Presidente e darebbe continuità rispetto a quanto meritevolmente costruito ed edificato dal binomio Giuntoli-Spalletti. Certo, poi sarà tempo di parlare anche di mercato e di rosa, ma al netto del pessimismo dilagante di chi descrive la realtà appena laureatasi Campione d'Italia come in disarmo e ridimensionamento, le intenzioni di chi comanda sono decisamente diverse.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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