Il momento non brillante del Milan è confermato anche dall’Europa League, i rossoneri hanno faticato a passare il turno e per contenere la Stella Rossa rimasta in dieci, sono serviti i titolari, Ibra compreso, entrati nella ripresa. Ma a tenere tutti a galla sono state soprattutto e ancora una volta le parate di Donnarumma, una assolutamente decisiva nel finale di gara.
Dopo le sconfitte con Spezia e Inter anche questo pareggio dunque racconta di una squadra brutta, palesemente in debito di energie, nervosa, che ha perso lucidità e compattezza. Un calo per altro prevedibile con avvisaglie sempre più chiare nell’ultimo mese, visto che il Milan ha cominciato prima la stagione per i preliminari di coppa e per mesi è andato al massimo, con un gioco brillante, nonostante infortuni e Covid, in testa alla classifica, spesso al di sopra delle sue possibilità.
Il tema ora è uno solo: trattasi di normale frenata passeggera o di vera crisi?
Credo che il Milan si riprenderà, ha tutto per tornare presto, a gennaio ha fatto pure mercato immettendo tre giocatori utili per allargare la panchina e dare soluzioni, ma il momento è delicatissimo e il Derby di domenica scorsa dovrebbe far riflettere nello spogliatoio e in società. Pioli ha costruito il suo Milan brillante sul 4-2-3-1 e con questo modulo ha trovato allo stesso tempo equilibrio e personalità, ma anche una mentalità offensiva. Tutto bene, il calcio oggi è questo, i tifosi vogliono vedere giocare e il Milan gioca un bel calcio. Il momento impone però analisi diverse.
Questo modulo è fisicamente e mentalmente difficile, chiede un grandissimo lavoro ai centrocampisti e alle punte che stanno dietro l’attaccante, per funzionare deve avere compattezza estrema, distanze giuste, e con tanti giocatori in flessione atletica, è logico continuare così?
Domenica l’Inter era sempre in superiorità numerica proprio in mezzo al campo ed ha trovato larghi spazi quando il Milan si allungava, e allora aspettando che passi il momento difficile, sperando che Calhanoglu, ma anche Saelemaekers e altri, ritrovino una forma migliore, forse sarebbe il caso di passare a un 4-3-3 proteggendo la difesa immettendo un centrocampista in più. Con Tonali vertice basso, Kessie e Meitè interni a centrocampo, Calhanoglu e Saelemaekers esterni del tridente con Ibra in mezzo, forse si potrebbe trovare una maggiore compattezza.
Ma ci sono altre soluzioni tattiche, l’importante è tamponare il momento e lavorare su equilibri diversi in una partita chiave come quella di domenica prossima con la Roma che invece sta bene e ha elementi veloci in grado di mettere in difficoltà i rossoneri.
La sensazione è che oggi tra le inseguitrici dell’Inter e candidate alla Champions, ci siano Juve, Lazio, la stessa Roma , ma anche l’Atalanta con un passo più brillante. Proprio per questo il Milan dovrebbe tornare fortemente a pensare a quel posto in Champions, a difenderlo. Se poi il trend dovesse tornare in fretta positivo, allora l’orizzonte del gioco potrà essere riaperto, ma adesso un po’ di allarme-compattezza deve scattare.
Tanto più che è scoppiato anche il caso-Ibra. Più fuori, fra gli addetti ai lavori, che dentro il Milan squadra, ma la partecipazione dello svedese a Sanremo non si può dire che non sia un elemento di turbativa. A maggior ragione proprio perché è arrivata nel momento più delicato della stagione. Se i rossoneri fossero ancora quelli di un mese e mezzo fa, forse Sanremo sarebbe ulteriore gioia e soddisfazione, adesso è solo una grana. Anche i tifosi rossoneri hanno dubbi e perplessità, sono divisi, in molti si sarebbero aspettati da Ibra un “grande gesto” del tipo resto a Milano per star vicino ai miei compagni e risolvere assieme le difficoltà. Gesto che non arriverà. Ibra fa parte dello star sistem e il calcio ormai è sport, ma anche spettacolo. Lo svedese è un grande giocatore e un personaggio che non può sottrarsi a quello che gira attorno a lui. Dal punto di vista calcistico sono sicuro che uno come Ibra, alla sua età, saprà gestirsi senza farsi condizionare, e magari la squadra senza di lui, estraniandosi, saprà trovare maggiore concentrazione sul lavoro che dovrà fare, ma l’anomalia è evidente. Come finirà?
Domenica è il giorno chiave per capire. Se il Milan riuscirà a fare punti, a ripartire, la crisi potrà finire in fretta e Ibra cantante sarà metabolizzato alla svelta.
Comunque momento difficile per molti, a cominciare dall’eliminato Napoli. Ma in generale le coppe hanno messo in evidenza i limiti delle nostre squadre e il divario con le grandi d’Europa. Dispiace per l’Atalanta, la gara è stata condizionata dall’espulsione affrettata di Freuler, ma anche nella gara della Juve e in quella della Lazio ci sono stati due episodi da rigore che non sono stati valutati dagli arbitri.
Che succede?
Non mi arruolo fra i vittimisti, il potere di grandi club come Bayern e Real è noto da tempo, ma non è questo il tema. Il discorso deve andare sulla Var perché la sensazione che l’Uefa l’abbia accettata a malincuore (Ceferin era contrario), è sempre più evidente. Il protocollo che richiama al video in caso di “chiaro ed evidente errore”, in Champions è applicato in maniera ferrea al punto che l’ultima visione delle immagini sul campo di un arbitro risale a Barcellona-Napoli dell’anno scorso. Che succede? Questa diventa solo una finta Var perché se è vero che c’è il protocollo è anche vero come dimostrano gli arbitri italiani, che andando avanti con l’uso del mezzo tecnologico, applicando duttilità e intelligenza, collaborando fra i sei arbitri della gara, la Var può aiutare a sbagliare di meno o a non sbagliare proprio anche in casi a prima vista così netti per l’arbitro. Ormai varisti e arbitri sono allenati, in pochi secondi si possono fare valutazioni e cambiare opinioni se il direttore di gara ritiene che sia il caso. In nome e per conto della regolarità della gara. E in assoluto andare a vedere falli come quello su Ronaldo o su Milinkovic fa bene al calcio perché dimostra umiltà e la voglia di cercare la decisione inconfutabile, avvalorata dalla tecnologica. Degli arbitri baroni “ho visto io” o dell’Uefa che preferisce il vecchio regime non ce ne facciamo di nulla. Non sono per la moviola in campo, ma per il Var utilizzato con intelligenza, oltre il protocollo borbonico in certi casi, per il fine che dovrebbero avere tutti: commettere il minor numero di errori possibili o, meglio, non commetterli affatto, negli episodi decisivi.
Il cartellino rosso che dopo 18 minuti ha rovinato Atalanta-Real, magari avrebbe potuto diventare giallo dopo un’occhiata al monitor e oggi saremmo qui a parlare di un’altra partita. A certi livelli cose come questa sono inammissibili, a meno che qualcuno non sia ancora del partito di Ovrebo. E ci siamo capiti.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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