La notte amara dell'Olimpico non lascia in eredità soltanto il trionfo dell'Inter, ma scoperchia un calderone di polemiche e tensioni in casa biancoceleste. Maurizio Sarri, al termine della dolorosa finale di Coppa Italia persa contro i milanesi, non ha usato mezzi termini per analizzare un match che, di riflesso, fa esultare i tifosi orobici. Il trofeo sollevato dalla corazzata meneghina sorride infatti indirettamente alla Dea dei Percassi, spianando definitivamente la strada europea dei bergamaschi pronti se consolideranno a, 180' dal termine della stagione, il settimo posto.
LA FURIA CONTRO LA LEGA E LA PROVOCAZIONE - Ma a tenere banco, ben oltre il risultato del campo, è la velenosa polemica scoppiata attorno all'imminente stracittadina. – come dichiarato con fermezza ai microfoni di Mediaset – lo scontro con i vertici del calcio italiano è totale. La collocazione della delicatissima sfida contro la Roma alle 12:30 di domenica rappresenta, per il condottiero laziale, un affronto inaccettabile, figlio di macroscopici errori dirigenziali a cascata. Con in palio un traguardo vitale da ottanta milioni di euro come la qualificazione in Champions League, la provocazione lanciata alla sua stessa società è pesantissima: «Se fossi il presidente, non presenterei neanche la squadra. A quell'ora io non vengo. Questo non è calcio».
I REGALI E IL PIANO TATTICO SALTATO - Spostando l'attenzione sull'atto conclusivo del torneo nazionale, l'allenatore ha analizzato con lucidità e profondo rammarico la battuta d'arresto. La strategia iniziale, improntata su un baricentro basso per anestetizzare la pressione avversaria nel primo tempo, è crollata a causa di disattenzioni fatali. «Abbiamo fatto tutto da soli, subendo una rete su corner e consegnando banalmente una palla, una dinamica che di tattico ha ben poco», ha evidenziato con amarezza, pur ammettendo il divario tecnico con i vincitori. Non è bastato un secondo tempo più coraggioso per rimettere in piedi una partita segnata fin troppo presto, spegnendo così i sogni del numeroso pubblico romano.
LE SCELTE E IL FUTURO IN BILICO - Le scorie della sconfitta si riflettono inevitabilmente anche sulle prospettive a lungo termine e sulle decisioni di formazione. L'esclusione di Nicolò Rovella dall'undici titolare, ad esempio, è stata giustificata dalla scarsa autonomia atletica del centrocampista in previsione di un match da centoventi minuti. Ma le parole più pesanti come macigni riguardano la permanenza del mister sulla panchina laziale. Di fronte alle crescenti speculazioni, lo stratega ha calato un gelido sipario sulla questione: «Del mio destino stasera me ne importa zero, è in discussione da entrambe le parti». Una frattura sempre più netta, che rischia di ridisegnare radicalmente la geografia della Serie A in vista della prossima stagione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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