Serviva il Milan, una delle sue vittime preferite, per rivedere Ademola Lookman tornare a ballare sotto la curva. Il sinistro sotto l’incrocio che ha rimesso in piedi l’Atalanta contro i rossoneri non è solo un gol, ma una liberazione. Una rete che mette fine a un digiuno durato oltre cinque mesi – l’ultimo sigillo risaliva al 12 maggio, contro la Roma – e che soprattutto restituisce alla Dea il suo uomo simbolo.
Per il nigeriano è la centesima rete da professionista, tra club e nazionale: un traguardo che arriva nel momento più opportuno, quando serviva un segnale forte, tecnico e mentale. Lookman lo ha mandato nel modo che conosce meglio: segnando.
LA RINASCITA DOPO LA TEMPESTA – Il gol è anche la parola “fine” a un’estate difficile, quella che ha rischiato di separarlo definitivamente dall’Atalanta. Il suo rapporto con la società si era incrinato, le voci di mercato erano diventate un caso, e la tentazione Inter sembrava un addio annunciato. Invece, la società Percassi ha scelto di resistere. Ha detto no alle offerte, ha tenuto la barra dritta e, soprattutto, ha imposto un percorso chiaro per il reintegro del giocatore: regole, professionalità, rispetto dei ruoli. Una strategia che a molti era sembrata rischiosa, ma che col senno di poi si è rivelata vincente. Lookman è tornato con spirito rinnovato, più dentro al gruppo e – come ha dimostrato contro il Milan – ancora decisivo quando conta.
IL GIOCATORE RITROVATO – Da oggi inizia davvero la stagione di Ademola. E forse, anche quella dell’Atalanta. Perché l’assenza del suo talento ha pesato più di quanto si volesse ammettere. La Dea è rimasta imbattuta, ma raramente brillante: tanti tiri, poche reti, una pericolosità ridotta a lampi.
Con il suo ritorno, Juric ritrova ciò che finora è mancato: imprevedibilità, dribbling, istinto. Lookman non è solo un finalizzatore: è una fonte costante di scompiglio per le difese avversarie, l’uomo capace di accendere una partita spenta. La sua rete al Milan lo ha ricordato a tutti: quando l’Atalanta segna, spesso è perché lui decide di farlo.
IL PESO DI UN TALENTO – Nella scorsa stagione aveva chiuso con 15 gol tra campionato e coppe, diventando il principale terminale offensivo della squadra. Quest’anno, dopo mesi di silenzio, torna a scrivere il proprio nome nel tabellino. E lo fa nel momento più delicato, quando la Dea aveva bisogno di un segnale. Per Juric, che lo ha aspettato con pazienza, il suo ritorno è un tassello fondamentale per ricostruire l’attacco. Scamacca è ancora alla ricerca della condizione, De Ketelaere alterna genialità e pause, e Lookman rappresenta l’anello che può legare tutto. Con lui in forma, l’Atalanta ritrova quella dimensione verticale e imprevedibile che ne ha fatto una costante europea.
IL FUTURO (E LA COPPA D’AFRICA) – A gennaio Lookman volerà con la Nigeria per la Coppa d’Africa, e questa è una certezza che Juric dovrà gestire. Ma il tecnico croato sa che, fino a quel momento, potrà contare su un giocatore che ha fame di riscatto.
Ritrovare il gol significa ritrovare se stesso, e anche cancellare i fantasmi di un’estate vissuta in bilico. È come se il numero 11 avesse riavvolto il nastro, tornando all’Atalanta entusiasta e libera della prima stagione. Quella che stupiva, divertiva e colpiva.
IL RICHIAMO DEL SORRISO – Nel calcio, a volte, un sorriso vale più di un gol. E quello di Lookman, sotto la pioggia di Bergamo, è l’immagine più nitida della serata. È il segnale di una rinascita, personale e collettiva. Perché se è vero che l’Atalanta ha ritrovato il suo bomber, è altrettanto vero che ha ritrovato il suo sorriso. E da lì, spesso, nascono le storie migliori.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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