Mentre il fervente pubblico della New Balance Arena si gode le intuizioni tattiche della Dea guidata da Raffaele Palladino, i vertici del calcio italiano sono impegnati in un disperato casting per risollevare le sorti della Nazionale. Sulla torre del toto-allenatore non viene buttato giù nessuno, ma le posizioni di forza sono ben delineate: il borsino per la panchina azzurra ruota tutto attorno a tre pesi massimi come Antonio Conte, Roberto Mancini e Massimiliano Allegri. Una vera e propria caccia al nuovo commissario tecnico che si intreccia inesorabilmente con l'imminente e accesa campagna elettorale per la presidenza della Figc.

LA NOSTALGIA DI CONTE E L'ASSE PARTENOPEO - L'allenatore salentino, fresco vincitore dello scudetto al primo tentativo sulla panchina del Napoli, avanza a grandi falcate verso un clamoroso ritorno. Il suo contratto scade nel 2027, ma il rapporto idilliaco con Aurelio De Laurentiis potrebbe favorire l'operazione. Nella mente del tecnico brucia ancora l'epilogo amaro del biennio 2014-2016, quando il sogno europeo si infranse ai rigori contro la Germania per colpa degli errori di Graziano Pellè e Simone Zaza. Quella fu un'Italia in grado di gettare il cuore oltre l'ostacolo, fondata sul blocco granitico composto da Gianluigi Buffon, Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli, ma supportata da un centrocampo operaio con Marco Parolo, Stefano Sturaro ed Emanuele Giaccherini. Un vero miracolo sportivo. E siccome De Laurentiis appoggia apertamente la candidatura di Giovanni Malagò al vertice federale, un eventuale approdo in azzurro non genererebbe strappi legali, evitando un nuovo e velenoso caso Luciano Spalletti.

I DUBBI SUL MANCIO E IL PASSO INDIETRO DI MAX - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – le quotazioni dell'eroe di Wembley restano invece congelate. Sull'ipotesi di riaffidare le chiavi di Coverciano all'ex ct pesano le scorie di quel burrascoso Ferragosto 2023, quando con una fredda email inviata a Gabriele Gravina scelse i milioni dell'Arabia Saudita. Inoltre, allo stesso Malagò l'idea di affidarsi a un nome così "ingombrante" non entusiasma. Chi invece si tira definitivamente fuori dalla corsa è il tecnico del Milan. Allegri ha frenato bruscamente le speculazioni sul nascere, dichiarando: «Nella mia testa c'è il quarto posto qui e la voglia di riabituarmi alla Champions League. L'Italia? Ci vuole una visione per i prossimi dieci anni e, comunque, non ho riflettuto ad un ruolo da commissario tecnico».

IL NODO ELEZIONI E I TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE - Con il "no" del livornese e con Gian Piero Gasperini silente dalla sua Roma, la strada di Conte appare spianata. Le tappe per la rifondazione, però, sono dettate dall'agenda politica: entro il 13 maggio i candidati per la Figc dovranno depositare i programmi, con le elezioni fissate per il 22 giugno. In campo ci sono profili di spicco come il già citato Malagò e Giancarlo Abete. La missione è trovare stabilità e nominare rapidamente un direttore tecnico e un ct di polso per lanciare la riscossa a partire dalla Nations League di settembre, ricucendo quello strappo drammatico che ci tiene lontani dal Mondiale da troppo tempo.

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Sezione: Italia / Data: Dom 05 aprile 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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