Nei palazzi romani si gioca una partita altrettanto cruciale per le sorti del nostro pallone. Il vuoto di potere ai vertici della Figc ha risvegliato un'antica e affascinante suggestione: affidare la massima carica istituzionale a un grande ex calciatore. Da Giovanni Malagò, attualmente il candidato politico più forte, fino alle sagome imponenti di Paolo Maldini, Alessandro Del Piero e Demetrio Albertini, la corsa alla presidenza si preannuncia come un thriller dove il profumo dell'erba tagliata si mescola inesorabilmente alle feroci strategie di palazzo.

L'ALLEANZA STRATEGICA E IL FEDELISSIMO - L'idea di emulare realtà estere, dove leggende del calibro di Weah, Savicevic, Boniek o Shevchenko hanno preso il comando delle rispettive federazioni, stuzzica da sempre i tifosi. Il rischio nostrano, tuttavia, è sempre stato quello di eleggere una docile "figurina" manovrabile dai potenti di turno. Per evitare questo scivolone, l'ex numero uno del Coni Malagò sembra intenzionato ad affiancarsi una figura tecnica di spessore assoluto, convinto come sempre del valore dirigenziale degli ex atleti. Il prescelto per questo ticket di comando potrebbe essere Alessandro Costacurta, uomo di totale fiducia che già nel burrascoso 2018 aveva ricoperto il ruolo di subcommissario federale proprio sotto l'egida dell'allora capo dello sport italiano.

I CARISMATICI E IL PESO DELLA POLITICA - Se Costacurta rappresenta la spalla ideale, esistono profili dotati di un peso specifico tale da poter correre in totale solitaria. È il caso dell'ex capitano milanista Maldini, accreditato come uno dei nomi più graditi al ministro dello Sport Andrea Abodi e alle istituzioni governative, costantemente alla ricerca di un volto dall'altissimo appeal popolare. Resta però da capire se la bandiera rossonera avrà voglia di scontrarsi direttamente in un'elezione contro un peso massimo della diplomazia come Malagò. Sull'altra sponda, l'ex fuoriclasse della Juventus Del Piero ha recentemente tracciato in tv quello che ha tutte le sembianze di un vero e proprio manifesto programmatico: «Quello che serve ora è la voglia di reagire e di ripartire, rimettersi in gioco, lavorare e studiare. Le lacune sono tante: i settori giovanili non vanno bene, gli stadi nemmeno e giocano molti meno italiani. Ci deve essere una solidità di base». Idee chiare e trasversali per un profilo che già a inizio 2025 era circolato come forte anti-Gravina.

L'USATO SICURO E LA CARTA A SORPRESA - Quando si parla di ex atleti prestati alla scrivania dirigenziale, l'Associazione Italiana Calciatori ha un chiodo fisso. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – il presidente dell'Aic Umberto Calcagno vede nell'ex metronomo azzurro Albertini (o in alternativa in Damiano Tommasi) il coronamento del sogno del compianto avvocato Sergio Campana. L'ex centrocampista vanta un curriculum dirigenziale sterminato nei corridoi di via Allegri, avendo già tentato la scalata al vertice nel 2014 uscendo sconfitto contro Tavecchio. Sullo sfondo, sorniona, resiste anche l'ipotesi che porta dritta a Gianluigi Buffon: un nome che garantirebbe continuità con il passato recente e un sicuro impatto mediatico per compiacere la politica, sebbene nessuno si sia ancora sbilanciato ufficialmente sul suo conto.

IL CONTO ALLA ROVESCIA - Il tempo delle indiscrezioni è destinato a scadere il prossimo 13 maggio, data limite fissata per la presentazione formale delle candidature in vista delle infuocate elezioni del 22 giugno. Non è affatto da escludere l'irruzione di un asso nella manica calato letteralmente all'ultimo secondo, protetto dal massimo riserbo fino al momento della verità. Il calcio italiano è sul precipizio: ora serve un fuoriclasse vero, non l'ennesima figurina sbiadita da incollare sull'album delle occasioni perse.

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Sezione: Italia / Data: Dom 05 aprile 2026 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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