Il destino della Nazionale italiana, ancora scossa dal tremendo naufragio in terra bosniaca, sembra convergere con forza verso un nome e un volto ben precisi: quello di Antonio Conte. Il tecnico salentino, attualmente legato al Napoli, si staglia come il candidato principe per raccogliere i cocci di una selezione alla disperata ricerca di un'identità perduta, in un intreccio di palazzo che vede allinearsi le volontà dei massimi dirigenti sportivi del Paese in vista delle prossime imminenti riforme.

LE GRANDI MANOVRE POLITICHE E ISTITUZIONALI - Il cerchio istituzionale attorno al nuovo commissario tecnico si sta stringendo a una velocità sorprendente. Aurelio De Laurentiis ha recentemente tracciato l'identikit di Giovanni Malagò come guida ideale per la presidenza della federazione. A sua volta, il numero uno del Coni non ha fatto mistero di considerare l'allenatore azzurro come il perfetto condottiero tricolore del futuro. Una sinergia suggellata dalle stesse parole del patron partenopeo, pronto ad assecondare un'eventuale richiesta istituzionale senza opporre veti, agevolando una separazione consensuale che ricorderebbe da vicino le dinamiche già vissute in Campania con Luciano Spalletti. A corroborare questo scenario è intervenuto anche Giancarlo Abete, il quale ha spalancato le porte a un ritorno del mister pugliese ricordando a tutti gli addetti ai lavori le imprese continentali di dieci anni fa.

IL ROMANTICO RITORNO E LA CAVALCATA EUROPEA - La tentazione di riabbracciare l'azzurro lusinga non poco l'attuale stratega napoletano. Il suo biennio vissuto dal 2014 al 2016, ereditato dalle ceneri della gestione di Cesare Prandelli, rappresenta ancora oggi uno dei ricordi più vibranti ed emozionanti per i tifosi del Belpaese. Nonostante una rosa non eccelsa dal centrocampo in su, seppe forgiare un gruppo granitico, aggrappato all'insuperabile blocco difensivo composto da Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini e l'eterno Gianluigi Buffon. Quell'Italia, capace di sfiorare un'incredibile semifinale all'Europeo, giocava a memoria con automatismi da club perfetti, esattamente la ricetta che servirebbe oggi per resuscitare un movimento sprofondato nel baratro.

LA CONCORRENZA E LE ALTERNATIVE SUL TAVOLO - – come analizza lucidamente La Gazzetta dello Sport – la corsa alla prestigiosa e rovente panchina non è però del tutto chiusa, sebbene manchino solo due mesi e mezzo alle elezioni federali. Alle spalle del grande favorito si agitano i profili di altri fuoriclasse della tattica. Roberto Mancini rappresenta la suggestione più immediata: libero da impegni a partire dal prossimo dieci maggio, accetterebbe di corsa l'incarico, sebbene lo strappo improvviso del 2023 bruci ancora in via Allegri. Più defilato appare Massimiliano Allegri, attualmente concentrato a gettare le basi per la ricostruzione del Milan in ottica Champions League. Sullo sfondo restano vive piste affascinanti ma impervie come quelle che portano a Simone Inzaghi o Stefano Pioli, senza dimenticare il miraggio straniero che risponde all'irraggiungibile Pep Guardiola.

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Sezione: Italia / Data: Mer 08 aprile 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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