Ci sono storie che profumano di erba inglese e pioggia, di talento cristallino e di un'onestà che, nel calcio di oggi, si paga a caro prezzo. Samuele Dalla Bona, a 44 anni, riavvolge il nastro di una vita vissuta a mille all'ora ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, partendo da quel vivaio dell'Atalanta che lo ha cresciuto e da cui è fuggito per inseguire il sogno Premier, fino al ritiro prematuro a soli 31 anni. Ma tra aneddoti su Vialli, le notti brave con Borriello e la convivenza londinese con l'attuale AD nerazzurro Luca Percassi, c'è spazio per un finale che tocca il cuore di Bergamo. Un ricordo commosso per Roberto Pelucchi, penna storica della Gazzetta dello Sport e figlio di questa terra, recentemente onorato dal Comune per il suo impegno contro il malaffare nel calcio.
LA GRANDE FUGA E LA CASA CON LUCA PERCASSI - Tutto inizia nell'estate del 1998. Dalla Bona è la stella dell'Atalanta e dell'Under 16, ma il richiamo di Gianluca Vialli e del Chelsea è troppo forte. «Scoppiò un casino», ricorda Samuele. «Scappai dal collegio la notte di Ferragosto per andare a firmare a Londra». In quella terra straniera, però, non era solo. Ad accoglierlo c'era un altro ragazzo di Zingonia, destinato a diventare l'architetto della nuova Atalanta: «Luca Percassi. Abbiamo abitato insieme in un appartamentino a Lancaster Gate. Pioggia, vento, neve e... pallone». Un'amicizia nata lontano da casa, prima che le strade si dividessero.
IL CHELSEA, VIALLI SULLA TAZZA E LA CARBONARA - L'impatto con l'Inghilterra è traumatico per la lingua, ma esaltante per la libertà. Gli aneddoti si sprecano: dalla telefonata di Vialli «mentre era sulla tazza del bagno» per annunciargli la convocazione, alla carbonara mangiata da Hasselbaink prima delle partite. «Era un calcio diverso, senza pressioni. Ranieri non mi diceva mai "bravo", ma è stato un mentore. Sarei dovuto restare lì a vita». Il rimpianto più grande è proprio l'addio ai Blues per il Milan: «Mi sono pentito. In Italia vieni giudicato subito, se sbagli un tempo sei fuori».
IL CALCIO NOCIVO E IL RITIRO PRECOCE - Dalla Bona non usa filtri per descrivere il sistema che lo ha rigettato. «Ho smesso a 31 anni perché quel mondo non mi piaceva. È nocivo, dannoso. Un giorno sei scarso, l'altro il migliore. Mi fa schifo». Niente depressione, come si scrisse all'epoca, ma una scelta consapevole di un uomo che ha preferito l'onestà alla convenienza. «Sono uno onesto e l'ho pagata. Potevo fare di più, ma ho avuto due grandi amori e mi sono divertito, spendendo anche 50mila euro in tre mesi per fare la vita alla Bobo Vieri».
L'OMAGGIO A PELUCCHI, "UN VERO COME ME" - L'intervista si chiude con un pensiero che vale più di un gol. Dalla Bona chiede la parola per ricordare un amico speciale: «In Gazzetta avevo un amico, Roberto Pelucchi. È morto tre anni fa. Era vero. Come me». Parole che risuonano potenti a Bergamo, dove la figura di Pelucchi è stata recentemente celebrata con la benemerenza alla memoria dal Comune per le sue inchieste sul calcioscommesse che hanno «ridato al calcio locale la possibilità di essere uno sport catalizzatore di valori sani». Un filo invisibile che lega l'ex calciatore ribelle e il giornalista d'inchiesta: la ricerca della verità in un mondo spesso falso.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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