Insieme a Marten De Roon, rappresenta la memoria storica, il filo rosso che collega l'Atalanta dei sogni a quella che oggi cerca di ricostruirsi un'identità vincente. Berat Djimsiti non è solo un difensore, è uno dei senatori che hanno vissuto ogni singola evoluzione del ciclo nerazzurro. Nel post-partita, ai microfoni di DAZN, il centrale albanese ha offerto un'analisi di rara onestà intellettuale. Niente frasi di circostanza: Djimsiti si è preso le sue responsabilità sul fallimento della gestione Juric, scagionando in parte l'ex tecnico, e ha raccontato i retroscena dell'impatto devastante di Raffaele Palladino sullo spogliatoio. Dalle telefonate private durante la sosta nazionali alla nuova solidità difensiva testata contro un avversario scomodo come Kean: ecco il pensiero di uno dei leader della Dea. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Berat, tu e De Roon siete ormai i custodi della storia recente di questo club, gli unici rimasti del "primo ciclo". Da senatore, ti chiedo con franchezza: che aria si respira adesso nello spogliatoio? La sensazione esterna è che sia iniziata davvero una nuova stagione dopo l'addio di Juric. È lo stesso anche per voi dentro le mura di Zingonia?
«Sì, la percezione che avete da fuori è corretta. Si vede e si sente che è cambiato qualcosa, e non mi riferisco solo alla vittoria di oggi o a quella in Champions. Già dal momento in cui è arrivato mister Palladino, nello spogliatoio si respira decisamente un'altra aria. C'è una fiducia rinnovata nei singoli, c'è più compattezza tra i reparti, maggiore aggressività e un'intensità superiore. Ma voglio essere onesto fino in fondo: il cambiamento non è dovuto solo all'arrivo del nuovo allenatore. Noi giocatori dobbiamo fare mea culpa: non abbiamo fatto bene finché c'è stato l'esonero e la responsabilità non era sempre e solo di Juric. Era anche colpa nostra: scendiamo noi in campo e non siamo riusciti a rispondere a dovere alle sue richieste. Ora però si è voltato pagina: c'è un clima di grande fiducia e scendiamo in campo con la volontà ferrea di vincere ogni singola gara».
Approfondiamo il rapporto con Palladino. Quando si cambia guida tecnica, l'alchimia è tutto. Si è parlato molto di quel "cartello del DNA" appeso nello spogliatoio. Qual è stato l'approccio umano del nuovo mister e come ha conquistato la vostra disponibilità fin da subito?
«Il mister sta facendo un lavoro straordinario, ma che fosse un tecnico preparato lo sapevamo già. Quello che ha fatto la differenza è stato l'approccio umano fin dal primo giorno. Vi racconto questo: quando è stato scelto dalla società, io ero via con la Nazionale. Ebbene, mi ha chiamato subito, personalmente. E non solo a me: ha chiamato uno per uno tutti i giocatori della rosa. Credo che questo sia stato un segnale fortissimo, molto importante da parte sua. Ci teneva a spiegare immediatamente cosa voleva dal singolo e cosa si aspettava dalla squadra. Questo crea un legame immediato. Noi proviamo a tradurre le sue idee in campo e i risultati, partendo dal secondo tempo di Napoli fino alle ultime prestazioni, dimostrano che la strada è quella giusta».
Colleghiamo i punti: secondo tempo di Napoli, Francoforte e oggi. Praticamente due "clean sheet" e mezzo e una solidità ritrovata. Cos'è cambiato tatticamente nella fase difensiva, anche considerando il duello fisico che hai dovuto ingaggiare oggi con un attaccante strutturato come Kean?
«La chiave di volta è nell'intensità e nell'aggressività con cui difendiamo. Per il nostro modo di giocare, accettiamo di prenderci qualche rischio, fa parte del gioco. Poi c'è anche la bravura dell'avversario: oggi avevo di fronte un giocatore come Kean (indicato come "Kane" nella trascrizione originale, ndr) che è molto forte fisicamente e sa fare giocate importanti. In qualche occasione ci vuole anche un pizzico di fortuna, ma serve soprattutto la mentalità. Queste sono gare in cui devi entrare con un pensiero fisso: anche se loro ci fanno un gol, noi ne facciamo due. È questa la mentalità vincente che stiamo costruendo».
Un bagno di umiltà e una dichiarazione di intenti. Berat Djimsiti non nasconde le polvere sotto il tappeto, ma usa gli errori del recente passato come fondamenta per la nuova Atalanta di Palladino. Una squadra che ha ritrovato i suoi "principi" e che, guidata dai suoi senatori, sembra pronta a risalire la china con la forza dei nervi e delle idee.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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