Doveva essere la notte dei sentimenti, è diventata la notte della maturità. L'Atalanta si è mostrata grande proprio davanti all'uomo che, per nove anni, le ha insegnato a esserlo. Il ritorno di Gian Piero Gasperini alla New Balance Arena è stato un frullatore di emozioni: l'ovazione della Curva Pisani, gli striscioni intrisi di gratitudine e amore (con qualche distinguo dalla curva opposta), gli occhi lucidi di chi ha scritto la storia. Ma al fischio d'inizio, il passato ha lasciato spazio a un presente solido e cinico. La Dea di Palladino ha vinto con merito, disinnescando la Roma e rilanciando le proprie ambizioni europee con tre punti pesantissimi.

IL RIENTRO DA FAVOLA – A decidere la contesa non è stato un attaccante, ma il simbolo del vivaio che tornava a respirare l'erba dopo due mesi e mezzo di calvario. Giorgio Scalvini ci ha messo appena 12 minuti per riprendersi la scena. Un gol nato dalla scaltrezza, sfruttando un pasticcio di Svilar su calcio d'angolo: la palla gli carambola addosso e finisce in rete. È il destino che bussa alla porta: secondo gol in campionato per il difensore e, curiosamente, seconda marcatura in carriera proprio contro i giallorossi. Una rete che vale doppio, perché sblocca un match che poteva farsi complicato e restituisce alla difesa un leader totale.

L'URLO STROZZATO DI SCAMACCA – La partita avrebbe potuto chiudersi virtualmente già al 28', quando Gianluca Scamacca, cuore giallorosso, ha incornato un cross perfetto di Bernasconi. Niente esultanza per rispetto ai suoi vecchi colori, ma tanta sostanza. A strozzare la gioia del raddoppio ci ha pensato il Var, segnalando un fuorigioco che ha tenuto la Roma a galla per altri 45 minuti. Ma è stata solo un'illusione ottica, perché la squadra ospite, pericolosa solo in avvio, si è letteralmente evaporata dopo lo svantaggio.

MURO NERAZZURRO, GASP SENZA RISPOSTE – Nella ripresa, Gasperini ha provato a rimescolare le carte con la disperazione di chi vede la partita scivolare via. Dentro Wesley (inizialmente risparmiato), spazio a Dovbyk per un evanescente Ferguson, chance per El Shaarawy e Tsimikas. Mosse che non hanno sortito effetti, se non una fiammata isolata di Soulé. L'Atalanta ha gestito i ritmi con la sicurezza di una grande squadra, dando sempre l'impressione di avere il controllo totale delle operazioni.

ANSIA INFERMERIA E CRISI ROMA – L'unica nota stonata della serata riguarda l'infermeria. Se per Scalvini il cambio è stato dettato solo da crampi (sospiro di sollievo generale), preoccupa di più lo stop di Sead Kolasinac, uscito al 26' per una contusione al ginocchio sinistro da valutare nelle prossime ore. Per la Roma, invece, i numeri sono impietosi: settima sconfitta in 18 gare, nessuna big ha fatto peggio. E un dato su tutti condanna l'ex tecnico: in questa stagione, quando i giallorossi vanno sotto, non riescono mai a raddrizzarla. Bergamo, invece, torna a sorridere e a guardare l'Europa dalla porta principale.

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© foto di www.imagephotoagency.it
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Sezione: Copertina / Data: Dom 04 gennaio 2026 alle 00:10
Autore: Daniele Luongo
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