Il dopo-Gasperini, in fondo, non poteva essere semplice. Non poteva esserlo per definizione, per tutto ciò che l’Atalanta è diventata grazie al tecnico di Grugliasco: nove anni di storia, di gloria, di un calcio unico che ha portato Bergamo a sedersi stabilmente al tavolo delle grandi d’Europa con Gian Piero Gasperini. La successione non è stata un passaggio di consegne qualsiasi, ma una vera e propria decisione storica, un punto di svolta capace di determinare il futuro del club per almeno i prossimi cinque anni. E la scelta, alla fine, è caduta su Ivan Juric, inizialmente per la piazza quasi a sorpresa.
Sì, perché la dirigenza nerazzurra ha deciso di non rischiare eccessivamente, affidando la squadra nelle mani di un tecnico che rappresenta una perfetta continuità metodologica e filosofica con Gian Piero Gasperini. Un discepolo autentico, cresciuto al suo fianco prima da giocatore e poi come assistente, capace di esportare altrove – prima al Verona e poi al Torino – la medesima visione calcistica basata sul pressing feroce, sulla verticalità ossessiva e su quel calcio “heavy metal” che ha fatto della Dea un riferimento assoluto in Serie A e in Europa.
Ma se sul piano tecnico-tattico la decisione appare impeccabile, dal punto di vista del gradimento della piazza l’operazione ha colto un po' tutti di sorpresa di fronte ad altri profili. Il sondaggio lanciato da TuttoAtalanta.com, inoltre, aveva chiaramente delineato preferenze diverse. Non appena la cerchia dei candidati si è ridotta a tre – dopo la rinuncia ufficiale di Patrick Vieira, blindato dal Genoa – il nome di Raffaele Palladino era risultato nettamente favorito dai tifosi bergamaschi. Una scelta comprensibile: il giovane tecnico campano aveva impressionato tutti con due stagioni di altissimo livello, prima portando il Monza a livelli impensabili e poi conquistando un prestigioso sesto posto con la Fiorentina, mettendo in vetrina un calcio moderno, dinamico, piacevole e vincente.
Sul tavolo c’era anche Thiago Motta, reduce da due stagioni contrastanti: dal miracolo di Bologna – con uno storico approdo in Champions League – all’amara parentesi con la Juventus, una piazza ostica e complicata, in cui ha raccolto più critiche che soddisfazioni. Nonostante tutto, il profilo di Motta avrebbe rappresentato una discontinuità coraggiosa, probabilmente anche troppo marcata per una società che, dopo nove anni di gloria, preferisce giustamente non gettare via tutto.
Ecco quindi la scelta Juric, che però porta con sé un pesante fardello: la doppia fallimentare esperienza della stagione appena conclusa. A Roma prima, dove il tecnico croato ha trovato più ostacoli ambientali che supporto tattico, poi a Southampton, dove addirittura è retrocesso in Championship dopo un finale di Premier League disastroso. Certamente Juric non ha trovato condizioni favorevoli, né giocatori adatti alla sua filosofia, e le attenuanti ci sono. Ma è altrettanto vero che la scelta dell’Atalanta rappresenta un grosso atto di fiducia verso un allenatore che dovrà rapidamente cancellare le ombre di una stagione da dimenticare.
Alla base di tutto c’è Tony D’Amico, uomo forte della dirigenza nerazzurra che conosce bene Juric dai tempi del Verona, e che ha voluto puntare su di lui con determinazione. Il direttore sportivo, uomo mercato apprezzato anche dal Milan, ha messo la faccia su questa operazione, deciso a lasciare un’impronta chiara sulla nuova Atalanta.
Ora la responsabilità passa a Ivan Juric: dovrà convincere una tifoseria ancora fredda, dovrà dimostrare che la scelta conservativa non è stata un limite ma un valore aggiunto, e soprattutto dovrà provare che la doppia delusione tra Roma e Premier League è stata solo una parentesi negativa. Un compito non facile, perché a Bergamo ci si era già innamorati di un altro candidato, ma se la continuità sarà garanzia di risultati, allora anche i dubbi della piazza diventeranno soltanto un ricordo. L’Atalanta riparte da qui, da una scelta che potrebbe rivelarsi quella giusta per mantenere la Dea in quella dimensione europea che oggi rappresenta il suo habitat naturale.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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