Da tre anni a questa parte, il miracolo è una presenza incessante. Tanto da non sembrare quasi più tale, da poter alzare l'asticella e competere con i grandi, pure quando l'Atalanta perde contro il Torino, costruendo tantissime palle gol e pagando dazio, forse fin troppo pesantemente. Quarto posto ed Europa League, Settimo posto e preliminari (persi nella maledetta notte di Copenaghen). Terzo posto, finale di Coppa Italia e Champions League, stavolta dalla porta principale, esente da possibili e draconiani spareggi.
TETTO SALARIALE - Alla base della sempre più sorprendente Atalanta c'è un gruppo sicuramente rodato, forte mentalmente e tecnicamente, un allenatore che fa pentole e pure coperchi, ma anche una proprietà che ha deciso di non esagerare nelle spese pazze, nemmeno quando è arrivata la Champions. L'idea di fissare una sorta di salary cap oltre cui non andare (2 milioni di euro per il capitano Alejandro Gomez) anche per non spostare gli equilibri dello spogliatoio, la consapevolezza di essere una terribile provinciale che si affaccia ogni anno nel mondo delle big. Un monte ingaggi parificato a quello di Sampdoria e Genoa, poco sopra a Lecce o Parma. Un equilibrio imprenditoriale che nel calcio è cosa rara, ancor più sorprendente se in provincia dove è difficilissimo coniugare fatturato e punti.
BILANCI IN ATTIVO - L'idea è quella di spendere, ma non tanto per fare. Così arrivano sì i pezzi da novanta, come Muriel, Malinovskyi o Kjaer, ma a completare la rosa rimane Barrow per tentare di rilanciarlo. E poi il mercato non è solo acquistare, ma anche vendere: spesso con introiti in differita (Caldara o Gagliardini, oppure Mancini e Kessie), per coprire al meglio i bilanci annuali - vanno da gennaio a dicembre, contrariamente alla maggioranza degli altri club - che potrebbero essere messi in difficoltà dallo stadio, sia in fase di acquisizione che in quello di ristrutturazione, e che invece terminano con il segno più. Insomma, c'è una pianificazione per coniugare bel gioco, risultati sportivi e un'economia sana, per dare un futuro roseo al club. Fosse facile lo farebbero tutti, ma in questo i Percassi, l'Atalanta e Gasperini sono diventati un punto di riferimento.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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