La rivoluzione ai vertici del calcio italiano entra nella sua fase più rovente. Dopo le recenti e clamorose dimissioni di Gabriele Gravina, il vuoto di potere in Figc ha innescato un risiko politico senza precedenti. Al centro del palcoscenico c'è Giovanni Malagò, individuato come l'uomo della provvidenza per risollevare un movimento in macerie. La corsa alla presidenza federale passa inevitabilmente per i salotti della Serie A, pronta a eleggere il suo condottiero in un weekend che si preannuncia campale per le sorti dell'intero sistema calcistico nazionale.

IL VERTICE DI VIA ROSELLINI E LA SPINTA DELLE BIG - La mattinata di lunedì rappresenterà il primo, vero banco di prova istituzionale. In assemblea non si tratterà semplicemente di contare i voti a favore dell'ex numero uno dello sport italiano, ma di tracciare le linee guida per la sopravvivenza economica e sportiva. Su Malagò convergono le corazzate del massimo campionato, trascinate dall'endorsement pubblico di Aurelio De Laurentiis, che lo ha promosso senza mezzi termini: «È la persona perfetta». Ottenere una maggioranza schiacciante già in questa sede blinderebbe la sua candidatura, legittimandone il percorso e disarmando in anticipo i futuri franchi tiratori.

LA RESISTENZA DEL PALAZZO E IL PESO POLITICO - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – le manovre di disturbo nelle stanze dei bottoni non mancano. Dietro le quinte si muove l'esperto Giancarlo Abete, intento a tessere una fitta ragnatela diplomatica che porti alla ribalta un profilo interno alle dinamiche federali, valutando la spinta verso figure come Demetrio Albertini per scongiurare lo strappo di un vero e proprio "outsider". Sebbene la Lega di A detenga formalmente solo il diciotto percento del peso elettorale in assemblea (contro il pesantissimo trentaquattro percento in dote alla Lega Nazionale Dilettanti), la forza di gravità politica generata da un candidato espresso compattamente dall'élite del pallone risulterebbe devastante per le ambizioni di qualsiasi sfidante.

GLI AGHI DELLA BILANCIA E L'OMBRA DELL'EX PRESIDENTE - L'attesa spasmodica per l'esito del summit milanese ha momentaneamente paralizzato le altre componenti, che per ora restano alla finestra in veste di spettatori interessatissimi. L'Assoallenatori di Renzo Ulivieri e l'Assocalciatori di Umberto Calcagno (il cui venti percento rappresenta un autentico ago della bilancia) fiutano l'aria prima di schierarsi, consapevoli che un'accelerata della massima serie spariglierebbe le carte in tavola. In questo clima di forte sospensione, aleggia il cauto silenzio di Gravina. In carica per l'amministrazione ordinaria fino alle elezioni del ventidue giugno, ha smentito con forza ogni presunto accordo sotterraneo con l'ala conservatrice. Il suo unico diktat è garantire un processo di successione profondamente democratico e autonomo. Tuttavia, con la scadenza per la presentazione delle candidature fissata al tredici maggio, nessuno esclude che il suo futuro e pesantissimo "consiglio" elettorale possa indirizzare definitivamente la volata per il trono di via Allegri.

Il tempo degli alibi e delle scuse è scaduto. Il calcio tricolore si trova di fronte a un bivio vitale e la Serie A ha l'obbligo di guidare questa delicatissima transizione, imponendo un leader capace di trasformare le macerie attuali nelle solide fondamenta di un nuovo, imperativo Rinascimento sportivo.

© Riproduzione Riservata

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Sezione: Serie A / Data: Ven 10 aprile 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture