C’è un solo nome che unisce e divide, nello stesso momento, due città calcisticamente agli antipodi: Gian Piero Gasperini. A Bergamo lo venerano come un santo patrono laico, ma non mancano delusi e fatalisti. A Roma lo guardano con scetticismo, ma il fascino delle sue idee tattiche solletica anche i più diffidenti. Sul web è virale, e l’hashtag Gasperini è addirittura tra i più caldi del giorno.
DUBBI ROMANI - A Trigoria si vive sospesi tra speranza e scetticismo - analizza il Corriere di Bergamo -. I tifosi romanisti sanno che il carattere irruente di Gasperini può incendiare spogliatoi e conferenze stampa, proprio come succedeva con Mourinho. Alcuni gruppi della Curva Sud, però, hanno già preso una posizione forte con uno striscione emblematico: «Non toccate la storia giallorossa, Gasperini a Roma non lo vogliamo». Altri invece hanno un giudizio più equilibrato e si fidano di Claudio Ranieri, convinti che se l’ex tecnico miracoloso ha scelto Gasp, allora qualcosa di buono deve esserci. «Ranieri ci ha salvato con un girone di ritorno incredibile, se indica Gasperini significa che può davvero regalarci il sogno scudetto», sintetizza un gruppo di tifosi sui social.
L’AMAREZZA NERAZZURRA - A Bergamo la nostalgia inizia già a farsi sentire. Per molti tifosi orobici il rapporto con Gasperini era destinato a durare ancora a lungo. «Ci aspettavamo di arrivare a dieci anni insieme, è triste sapere che preferisce rischiare di essere messo in discussione alla prima sconfitta a Roma», sottolineano i più delusi. Alcuni però, pragmatici per natura, si sono già messi l’anima in pace, accettando con realismo l’addio del tecnico che ha riscritto la storia dell’Atalanta: «Il club sopravviverà, arriverà qualcuno pronto a credere in un progetto a lungo termine».
I RETROSCENA - C’è anche chi, tra i bergamaschi, preferisce scavare nei motivi più profondi della rottura. «Gasperini voleva di più e non gli è stato concesso. Colpa della società», ipotizza qualcuno puntando il dito verso i Percassi, accusati di non voler fare un passo decisivo per accontentare il tecnico sul mercato. Altri coinvolgono addirittura Pagliuca, il co-chairman rimasto sempre ai margini delle scelte sportive e strategiche, che anche in questa occasione avrebbe lasciato completa autonomia ai Percassi, fidandosi del loro operato.
TRA IDOLATRIA E FATALISMO - I sostenitori più fedeli di Gasperini restano però increduli davanti alla sua possibile scelta. «Se davvero va via, dietro c’è qualcos’altro», affermano con decisione. Ricordano bene le recenti dichiarazioni che hanno fatto discutere l’ambiente: la critica pesante ai rigori di Lookman, o le parole sulla necessità di rinforzare la rosa, giudicata più importante del centro sportivo e del progetto Under 23. «Qualcosa si era incrinato, forse è giusto così», concludono fatalisti, accettando ormai l’inevitabile separazione.
Roma e Bergamo stanno vivendo queste ore tra speranze e recriminazioni, illusioni e rimpianti. Una cosa è certa: se davvero Gian Piero Gasperini prenderà la strada della Capitale, nulla sarà più come prima, né per la Roma, né tantomeno per la sua Atalanta.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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